In Puglia la Regione chiede 70.000 euro ad ogni medico di base per compensi erogati non dovuti

Poco più di 31 milioni di euro. È quanto chiede la Regione a circa 2.500 medici di base e 800
pediatri in Puglia. Per l’esattezza 23 milioni di euro ai primi e 7 milioni e 600mila euro ai
secondi. Si tratta di compensi erogati dalla Regione tra il 2016 e il 2024 ai medici per
ogni singolo assistito, quote che erano state stabilite nel 2009 dallo Stato. Poi, per assenza di fondi, il Governo Centrale ha ricalibrato queste somme al ribasso e ora la Regione Puglia, con una direttiva regionale del 31 dicembre 2025, intenderebbe recuperarle.

Il piano di recupero prevede che ciascun medico debba restituire circa 70mila euro, un importo che dovrà essere restituito in dieci anni, ovvero circa 500 euro l’anno per ciascun professionista.

Fonti regionali hanno fatto sapere come la data del 31 dicembre sia stata scelta per evitare che il provvedimento cadesse in prescrizione causando un danno erariale alla Regione.

La misura è stata adottata alla luce di una sentenza della Corte dei Conti, che ha imposto alla Regione Emilia-Romagna di recuperare somme erogate in più, prima che decorra il termine di prescrizione. In Basilicata la Corte dei Conti ha intimato ai dirigenti lucani di recuperare le somme erogate in più prima della scadenza dei termini di prescrizione.

Per la Fimmg Puglia il provvedimento è un atto gravissimo e manifesta un atteggiamento apertamente antisindacale da parte della Regione Puglia. Per questo, le rappresentanze sindacali della medicina generale e dei pediatri di libera scelta pugliesi, in modo unitario e compatto, hanno deciso la proclamazione dello stato di agitazione.

La pubblicazione il 31 dicembre della direttiva regionale, che mette in mora i medici e avvia il recupero di oltre 23 milioni di euro – nonostante i 30 milioni di crediti loro spettanti – rappresenta un atto che supera ogni limite accettabile. Ostenta, prosegue la Fimmg, sprezzo delle prerogative sindacali soprattutto per il metodo, dal momento che avvia le procedure in modo unilaterale, senza convocare la delegazione trattante. E lo fa con un atto pubblicato durante le festività, contando sulla distrazione dei più e sul periodo di vacatio politica, dato che il nuovo governatore non è stato ancora proclamato eletto.

Si tratta di una violazione degli accordi regionali e di un metodo che configge con i buoni rapporti che da sempre i sindacati hanno avuto con gli uffici regionali.

Le delegazioni regionali di Fimmg, Fimp, Simpef, Smi e Snami preannunciano lo stato di agitazione e avvieranno tutte le iniziative a tutela degli iscritti e delle prerogative sindacali.

Secondo Anelli,  Presidente FNOMCeO, la misura alimenta frustrazione e sfiducia tra i professionisti sanitari, già sotto pressione per carenze di personale, carichi di lavoro e criticità strutturali del sistema sanitario pugliese. Le risorse contestate, spiega, erano originariamente parte del monte salari dei medici e furono temporaneamente destinate allo Stato durante le crisi economiche, per poi essere redistribuite tramite accordi regionali.

Una richiesta che UGL Salute Puglia giudica folle, ingiusta e inaccettabile, sia nel merito sia nelle modalità con cui è stata comunicata: una semplice email inviata durante le festività di fine anno, senza alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali.

È fondamentale chiarire, continua UGL salute, che non si tratta di nuove indennità o aumenti retributivi, bensì della pretesa di recuperare somme già erogate e legittimamente percepite dai medici sulla base di una successiva e discutibile interpretazione giuridica. Una scelta che scarica sui singoli professionisti le conseguenze di ambiguità amministrative e interpretative non imputabili a chi ha svolto correttamente il proprio lavoro. Secondo le prime segnalazioni di UGL la richiesta si aggirerebbe intorno ai 70.000 euro per ciascun professionista.

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