
Servizio sanitario nazionale, via libera alla legge delega per il rafforzamento di ospedali e territorio
Ministero della Salute – 13 gennaio 2026
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 12 gennaio 2026, su proposta del Ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale.
“Con questo provvedimento vogliamo rendere il servizio sanitario nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini – dichiara il ministro Schillaci –. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza. L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona”.
Il provvedimento prevede l’adozione dei decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026 e interviene su più ambiti strategici del sistema sanitario. In particolare, la riforma prevede:
- l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale;
- l’individuazione degli ospedali elettivi, strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso, dove trasferire pazienti acuti non urgenti provenienti da strutture ospedaliere di livello superiore;
- il miglioramento dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, attraverso la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, in coerenza con la disciplina dell’ospedale di comunità;
- il potenziamento del ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, anche sotto il profilo del riconoscimento del valore giuridico;
- una particolare attenzione all’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti, mediante l’indicazione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità;
- l’aggiornamento dell’assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate e il rafforzamento dell’organizzazione delle cure palliative;
- la valorizzazione della bioetica clinica come strumento di umanizzazione delle cure, il rafforzamento dell’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali e il riordino dei servizi di salute mentale;
- il riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, per rafforzarne il contributo nell’assistenza territoriale.
La legge delega rappresenta un passo fondamentale verso un Servizio sanitario nazionale più efficiente, moderno e vicino ai bisogni delle persone, nel rispetto dei principi di equità e continuità assistenziale.
territoriale e ospedaliera. “Oggi non possiamo non avere una visione congiunta”, ha sottolineato, superando la frammentazione normativa che finora ha distinto l’assistenza ospedaliera da quella territoriale. Sul fronte ospedaliero, la legge delega aggiorna la classificazione delle strutture e introduce gli ospedali di terzo livello, poli di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale, pensati per ridurre la mobilità sanitaria. Accanto a questi, saranno individuati ospedali elettivi, strutture per acuti prive di pronto soccorso, destinate ad accogliere pazienti non urgenti trasferiti da ospedali di livello superiore. L’obiettivo è migliorare l’appropriatezza dell’offerta, definendo standard minimi per i ricoveri in coerenza con il modello dell’ospedale di comunità.Nota
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari.
Il provvedimento punta a garantire dignità e tutele a una figura essenziale per la coesione sociale, prevenendo il rischio di isolamento e supportando i nuclei familiari, specialmente quelli in condizioni di maggiore fragilità.
Sostegno economico mirato alle famiglie in difficoltà: viene istituito un contributo economico nazionale erogato dall’INPS, fino a un massimo di 400 euro mensili. Tale beneficio è destinato prioritariamente a chi presta assistenza a persone con disabilità gravissima, con un reddito inferiore a 3.000 euro annui.
Potranno usufruire del contributo 52.000 caregiver su 7 milioni da marzo 2027
N.d.R.: e non provano nemmeno un senso di vergogna!




