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I MEDICI DI BASE: RISORSE INSUFFICIENTI

Celestina Dominelli
Se non è un ultimatum sulle risorse quello lanciato ieri dai sindacati di settore, al tavolo per il rinnovo dell’accordo nazionale dei medici convenzionati, poco ci manca. Perché le organizzazioni sindacali della medicina generale, della pediatria di scelta e della specialistica ambulatoriale, hanno posto una condizione chiara alla Sisac, la struttura interregionale che rappresenta la parte pubblica: se entro 20 giorni non riceveranno risposte soddisfacenti dalle Regioni le sigle proclameranno lo stato di agitazione e, se necessario, lo sciopero.
Lo sblocco del negoziato ruota tutto attorno al nodo economico. Le Regioni offrono un incremento del 4,85% in due tranche: un +2,85% a chiusura dell’accordo nazionale e un +2% da collegare alla sottoscrizione degli accordi regionali. I sindacati rigettano compatti questa ipotesi e rivendicano per la categoria anche quell’1% di aumento (il cosiddetto "lodo Fini") che nel 2005 fu accordato solo al contratto dei medici dipendenti.
Alle Regioni le sigle indicano tre possibili strade per il prosieguo della trattativa: accordo quadriennale, primo biennio economico (4,85% integrato del lodo Fini), con revisione del carico fiscale; accordo sul primo biennio con il riconoscimento del 4,85% e del lodo Fini da erogare in tempi brevissimi con revisione degli impegni dell’attuale accordo nazionale e prosecuzione delle trattative per la chiusura del quadriennio normativo; aumento delle risorse in modo da includere anche gli investimenti iniziali per il cambiamento delle cure primarie. Che la bozza Sisac chiede e su cui i sindacati non si tirano indietro, a patto però che ci sia un impegno chiaro da parte delle Regioni. «Manderò già domani mattina (oggi per chi legge, ndr) il documento sindacale al Comitato di settore – spiega Franco Rossi, coordinatore Sisac – e spero che le Regioni lo inseriscano quanto prima all’ordine del giorno».
«Se entro 20 giorni – afferma Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg – non arriverà una risposta scritta dal Comitato di settore, che testimoni una precisa volontà di investire nel cambiamento della medicina generale, la categoria non avrà altra scelta che dichiarare lo stato di agitazione». «Su questo punto – chiarisce Mauro Martini, presidente Snami – siamo tutti uniti e non siamo disposti a transigere rispetto alle richieste economiche avanzate nel documento».
Sul fronte del contratto dei medici del Ssn si registra poi una presa di posizione dell’intersindacale della dirigenza medica e veterinaria. Che ieri ha chiesto a gran voce la chiusura dell’accordo. Fermo al palo a causa della richiesta di chiarimenti inviata all’Aran dai ministeri della Funzione pubblica e dell’Economia.
Il Sole 24 Ore del 11/09/2008  NORME E TRIBUTI  p. 31  
af

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