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Il febbrone da cavallo dell’industria farmaceutica

Cari colleghi, leggendo la rassegna stampa di questi giorni, mi ha molto colpito un articolo apparso sul Sole 24 ore del 13 giugno u.s.

Il titolo dell’articolo è tutto un programma. “ In azienda il termometro anti stress”. Caspita ho pensato !! Questa è la volta buona che ne vedremo delle belle.

 Invito i colleghi che non hanno letto l’articolo in questione a dargli una letta, ne vale la pena. L’articolo è abbastanza esaustivo e contiene addirittura il facsimile della scheda valutativa prevista dall’INAIL.

Vediamone un primo passaggio : “ Lo stress lavoro-correlato non è, di per sé, una malattia, ma quando diventa eccessivo può compromettere seriamente lo stato di salute del lavoratore. Quando si manifesta in misura significativa, questo fattore di rischio comporta effetti negativi anche per il datore di lavoro, in termini di minore impegno del lavoratore, prestazioni e produttività del personale, incidenti causati da errore umano, turnover del personale e abbandono precoce, ma anche elevati tassi di assenza, insoddisfazione per il lavoro e potenziali implicazioni legali.”

Conosco pochissime aziende farmaceutiche dove questo problema non esista. Tutti gli isf sono perennemente sottoposti ad un tale grado di stress che quanto indicato avviene molto più spesso di quello che viene indicato nelle statistiche. Purtroppo per il management farmaceutico questi sono concetti avulsi dalla realtà. L’isf deve essere una macchina che produce soldi, quando non serve più si rimpiazza con un’altra  oppure se ne fa a meno definitivamente.

Ed ecco  che nascono mille modi per stressare l’isf e renderlo sempre più efficiente. Vediamone alcuni assieme; i famosi dati IMS, croce e dolori dell’isf vengono utilizzati come una spade di Damocle sulla testa  del malcapitato isf di turno. Le famose pagelline importate dal settore bancario sono un’altra fonte di stress, in essa vengono stimate competenze e capacità, ma anche qui quanti patemi d’animo. E gli elenchi che conteggiano le giornate di lavoro e quelle di malattie, le black list dove vengono inseriti gli isf per fatturati, e le medie visite assieme alle coperture. Potrei ancora continuare, ma penso già basti.

“ L’INAIL sottolinea che la rilevazione del rischio da stress lavoro-correlato è parte integrante della valutazione dei rischi e deve, pertanto, essere effettuata dal datore di lavoro che, ai sensi dell’articolo 17 del Dlgs 81/2008, non solo non può delegarla, ma deve effettuarla in collaborazione con il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp) e con il medico competente, previa consultazione del Responsabile dei lavoratori per la sicurezza. “

Tutte belle parole !!! Quanti isf e lavoratori conoscono il Responsab

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