La relazione di Baruchello (AIISF) al Congresso Fedaiisf

La relazione di Baruchello (AIISF) al Congresso Fedaiisf

Carissimi Colleghi

baruchello1Vi ringrazio tantissimo della Vostra presenza e di aver sacrificato una giornata di riposo per partecipare a questo incontro annuale. I Presidenti rappresentanti delle sezioni sono sempre particolarmente attivi nel proporre ai propri associati iniziative di supporto alle attività lavorative degli ISF. Le quote che vengono raccolte, dimostrano il grado di successo e la fiducia riversata dagli iscritti verso i direttivi.

Purtroppo in questi tre anni non sono avvenuti dei cambiamenti sostanziali per quanto riguarda l’apertura di nuove sezioni. Stiamo vivendo un momento dove la comunicazione deve essere rapida e incisiva, dove ogni cosa è storia già nel momento in cui viene divulgata. Il nostro sito continua a essere una vetrina di visibilità mediatica, che riesce a concentrare la maggior parte delle informazioni che provengono dal panorama farmaceutico, politico e sindacale. L’eccellente e instancabile lavoro di Dazzi   permette anche ai non iscritti di essere costantemente aggiornati. I messaggi e le richieste che abbiamo ricevuto in questi anni, ci hanno reso consulenti del lavoro, ufficio di collocamento fino a ricevere buffe richieste di buoni sconto da poter spendere nelle attività commerciali.  Alcune testate giornalistiche mi hanno contatto per venderci degli spazi nei loro mensili.

Dopo un mio cortese rifiuto, il redattore è rimasto scandalizzato davanti al mio diniego a spendere 4000 euro per la pubblicazione di un nostro articolo in una testata cosi importante. Ma credo che la visibilità debba essere il frutto della meritocrazia e non una merce comprata con il denaro, infatti noi siamo lo strumento e la voce dei nostri associati e il nostro principale obiettivo è cercare di interpretare le necessità comunicazionali del momento.  Viviamo un periodo dove persino i nostri governati parolai, ci vendono solamente comunicazione, infarcendo il loro operato di ipotetici proclami inconcludenti, prosaici e senza alcun risultato. Noi ci troviamo a un bivio, dove potremmo aspirare ad essere dei rappresenti sindacali, dove forse i nostri stessi iscritti ci vorrebbero vedere impegnati a difendere il loro contratto di lavoro, desiderosi nel far rispettare quelle leggi che in anni sono state scritte ma spesso disattese.

Ricordo quando Federisf mosse il suo primo passo in Friuli rifiutando le iscrizioni degli agenti di commercio e appare quindi chiaro quanto ora il metro di valutazione sia cambiato. In questi mesi ho ricevuto numerose offerte di lavoro rivolte ai nostri colleghi, provenienti da tutto il territorio nazionale. Nessuna di queste prevedeva un’assunzione a tempo indeterminato. A conferma di questo dato, abbiamo famose aziende che offrono contratti solo agli agenti di commercio, però avanzando pretese inadeguate a questo inquadramento. Naturalmente brandendo la minaccia della risoluzione del contratto in caso di inadempimenti alle loro assurde richieste. Non possiamo essere un sindacato, in quanto loro hanno già perso la loro credibilità dando l’immagine di servi del potere, proni a rispettare il volere del primo grosso rubicondo politico emiliano di turno.

Il mio rispetto va solamente nella direzione delle RSU, paladini ed ultimo baluardo di difesa dei lavoratori, fino a che gli interessi in gioco diventano importanti, allora in quel momento anche alcuni di loro cedono le armi al miglior offerente, in genere salvando il proprio posto di lavoro. Non sono un moralista e non sono qui a dispensare giudizi di rettitudine morale, forse sono stanco dei soliti teatrini e balletti fatti per riempire uno spazio e del tempo. I sindacati hanno fallito e tradito il ruolo che hanno rappresentato e vissuto in questo lustro, non hanno saputo far rispettare la dignità dei lavoratori e sono sempre scesi in piazza assumendo precise connotazioni politiche e ideologiche, astenendosi dal farlo nel momento che l’opportunità politica lo indicava.

Ora si sono accorti di noi chiedendoci di partecipare a un incontro il prossimo 12 Aprile, buffamente hanno sempre parlato di noi senza mai invitare un solo Informatore. Ora cosa potremmo dire, le recriminazioni sono inutili, i numeri dei licenziamenti pesano come dei macigni. Un tempo ci accusavano che il numero delle iscrizioni degli Isf non erano tali da poter giustificare delle azioni concertate in difesa dei posti di lavoro. Una grande bugia, rimescolata e proposta più volte. Noi siamo in crisi come federazione, ma sempre meno rispetto ai sindacati che hanno spese da milioni di euro per mantenere strutture mastodontiche, come possono essere i palazzoni romani o le sedi sparse sul territorio nazionale.  L’indice di gradimento verso le istituzioni è ai minimi storici.

La dimostrazione lampante l’abbiamo avuta in questi anni vedendo leader sindacali militare e ricoprire posizioni importanti in partiti politici. Dunque tutti quei tavoli di snervanti trattative che sono falliti, sicuramente celavano un più alto disegno di successo individuale.

Noi stiamo interpretando un ruolo giusto nel cercare di far riconoscere la dignità professionale dell’informatore, ma arrivati ad oggi non si può più dialogare ma solo denunciare.  I nostri colleghi non hanno creduto in noi, nei nostri direttivi nazionali o delle sezioni provinciali.  A questo si è aggiunta la spinta indipendentista di alcuni Presidenti che naturalmente hanno fallito miseramente il loro progetto perdendo tutti gli iscritti e un’ulteriore   dimostrazione è arrivata in questi ultimi anni dallo scioglimento di numerose sezioni. L’abilità di Farmindustria ha saputo attrarre attraverso il luccichio delle loro promesse politici e sindacalisti, che in tutti questi anni hanno osteggiato qualunque progetto che potesse rappresentare un miglioramento del riconoscimento professionale degli ISF.

Illuminante il J’accuse di Falcinelli dove denuncia il sindacato di essere stato interessato a delle false politiche economiche valorizzando pseudo progetti di investimenti di crescita industriale, falliti in seguito miseramente, a scapito dei posti di lavoro degli ISF.  Aggiungo personalmente che oggi si incoraggiano le assunzioni di agenti di commercio, da parte di quelle aziende che fino a ieri, avevano un trattamento contrattuale adeguato alle mansioni del ISF. Ora invece sono orientate nello sfruttamento dell’individuo verso il massimo profitto aziendale, sventolando la chimera di alti trattamenti provigionali che non arriveranno mai.

I Nostri rapporti con ENASARCO non sono migliori rispetto ai sindacati, come sempre figli di un Dio minore i nostri versamenti attraggono interesse, noi che non siamo nemmeno previsti nel codice civile, ma abbiamo una collocazione giuridica nel DL del 30/12/92 n 541. Con la predetta norma si chiarisce esplicitamente che l’ISF non può essere considerato un agente di commercio, avendo il compito di presentare al medico le caratteristiche del farmaco che rappresenta, oltre ad altri compiti che non hanno nulla a che vedere con la commercializzazione. Ci obbligano a iscriverci alla camera di commercio, ad avere una partita IVA.

La figura giuridica dell’ISF, che non è un agente di commercio, rientra all’interno delle professioni intellettuali non protette, non esistendo un relativo albo professionale. L’ISF non è un agente di commercio, quando informa su farmaci etici di classe A, C o H, ma lo diventa nel momento in cui  informa su farmaci fitoterapici, nutraceutici, omeopatici, cosmoceutici .

Logicamente, dunque, l’onere di contribuzione previdenziale presso l’Enasarco rivestirebbe esclusivamente un carattere integrativo, ovvero facoltativo, così l’ISF continua ad essere soggetto obbligato ai versamenti INPS, anche se a gestione separata. Non essendo agente di commercio non è, dunque, soggetto obbligato Enasarco. La contribuzione Enasarco è una mera facoltà, che non può essere imposta, nemmeno dal datore di lavoro, rimanendo ex lege obbligato solo ed esclusivamente verso l’INPS, eventuali contratti a provvigioni con previsione di contribuzione Enasarco, potrebbero addirittura ritenersi irregolari qualora l’ISF svolgesse solo prestazioni scientifiche.

All’art.9 è espressamente dettato che “L’attività degli informatori scientifici è svolta sulla base di un rapporto di lavoro univoco e a tempo pieno”. Risulta palese il rinvio ad un rapporto di lavoro subordinato.

Con il Decreto Legislativo 24.04.2006 n.219, all’art.122 viene riformulato il contenuto dell’attività degli informatori scientifici.

Al comma 3 del suddetto articolo, si riporta che “l’attività degli informatori scientifici è svolta sulla base di un rapporto di lavoro instaurato con un’unica impresa farmaceutica. Con decreto del Ministro della salute, su proposta dell’AIFA, possono essere previste, in ragione delle dimensioni e delle caratteristiche delle imprese, deroghe alle disposizioni previste dal precedente periodo.”

E’ evidente che, sebbene si faccia sempre riferimento ad un rapporto di lavoro, viene meno la dizione “univoco e a tempo pieno” caratteristica del lavoro subordinato e viene addirittura introdotta una deroga alla previsione di rapporto instaurato con unica impresa farmaceutica. Il che presuppone la possibilità di stipula di diversi tipi di contratti e quindi l’instaurazione di diversi tipi di rapporti di lavoro.

La giurisprudenza apparentemente non ci è d’aiuto.

L’informatore non essendo agente di commercio non è, dunque, soggetto obbligato Enasarco. In ogni caso, la contribuzione ENASARCO non esclude l’obbligo di iscrizione all’INPS con relativa contribuzione. All’Ente Enasarco non possiamo chiedere nulla, in quanto tutti si sono pronunciati, cassazione, AIFA e leggi.

La nostra esistenza è riconosciuta persino nei regolamenti regionali e in vari DL, ovunque, ma fino a quando Farmindustria non ci permetterà di esistere continueremo a essere degli eleganti interlocutori che nessuno può chiamare con il proprio nome: ISF. L’ISF continua ad essere tutt’oggi un goloso bersaglio da trascinare nel vortice di una qualche pianificazione industriale che afferma di trasformare ciò che tocca in oro come Re Mida ma ogni volta prende le sembianze di Attila e dove passa tutto distrugge, l’Attila del XXI secolo si chiama mobbing. La tutela dell’informatore continua ad essere un argomento che tutti ignorano.

Nei mesi scorsi è venuta a mancare una nostra collega siciliana, che dopo innumerevoli pressioni ha ceduto allo sconforto togliendosi la vita. Il mobbing nelle aziende farmaceutiche è quasi una prassi, che ha degli esiti drammatici nella vita di un individuo, può portare a far soffrire l’informatore di gravissime patologie e a volte non curabili.

A fronte di tutto questo, ho contattato degli specialisti che vorremo offrire a tutti coloro che lo richiederanno con consulenze competenti, aiutando i nostri colleghi ad uscire da questo tunnel per non essere e non sentirsi soli in momenti della vita così complessi e precari. Vogliamo dare un contributo concreto fornendo uno staff di professionisti: uno psichiatra il Dr. Carlo Pastorelli, un medico del lavoro il Dr. Claudio Benedetti e l’Avv. Maria Rita Famà. Le spese che sosterranno gli utenti, saranno inferiori rispetto alle tabelle professionali di questi professionisti, grazie a un contributo della Federazione.

Vi ringrazio della vostra attenzione e auguro a tutti voi un buon lavoro, augurando al nuovo Direttivo successi che in questi anni hanno tardato ad emergere.

La nostra è una Federazione che merita di avere dei riconoscimenti che fino ad oggi ci sono stati negati.

Angelo Baruchello

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