Ma sui farmaci generici il settore chiede lo «stop»

Ma sui farmaci generici il settore chiede lo «stop»

ROMA «Un contratto apripista». Frutto di un «dialogo continuo» e «proficuo» con i sindacati, e che recepisce tutti i principi innovativi contenuti nell’accordo del 28 giugno (del 2011) per incrementare la produttività, così come chiesto dal premier, Mario Monti. Non nascondono la loro soddisfazione per aver raggiunto «un’intesa lampo» i presidenti di Federchimica, Cesare Puccioni, e di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Nel mirino del numero uno di Farmindustria c’è soprattutto la norma sulla prescrizione con principio attivo che «sposta il mercato dai medicinali branded verso quelli generici prodotti prevalentemente all’estero, senza che questo comporti un solo centesimo di risparmio per il Ssn (e quindi per lo Stato). Ma anzi finisce per assestare un duro colpo al settore: «Le prime stime parlano di una contrazione di circa 10mila addetti, in un settore che occupa 65mila lavoratori altamente qualificati, esporta il 61% della produzione annua pari a 25 miliardi di euro, e investe nel Paese 2,4 miliardi l’anno», ha evidenziato Scaccabarozzi, annunciando di aver inviato ieri stesso al premier Mario Monti una lettera «di forte preoccupazione» siglata assieme ai sindacati (Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem).  

Certo anche il comparto chimico (115mila addetti – di cui il 95% a tempo indeterminato – sparsi in 2.800 imprese, circa 3.400 unità produttive) sta vivendo momenti difficili. Soprattutto per quanto riguarda il mercato domestico, «che è in affanno». Ma l’export (nel 2011, in crescita a 25 miliardi di euro e il 51% di imprese esportatrici, il settore con la quota più elevata di aziende "esterofile") tiene. Grazie all’innovazione e alla ricerca: il 47% di imprese chimiche è impegnato in R&S, mentre la media dell’industria è ferma al 21%.

Il contratto siglato ieri sviluppa questi temi attraverso la flessibilità, pur riconoscendo alla formazione un ruolo fondamentale in termini di aggiornamento costante e maggiore preparazione, che rendono così «il lavoratore più facilmente ricollocabile in differenti ambiti aziendali. Dalla sala quadri alla produzione di energia», ha esemplificato Cesare Puccioni. Che ha tenuto a ricordare come, secondo gli ultimi dati Inail, il settore chimico sia in assoluto il comparto con meno infortuni e malattie professionali (nella precedente rilevazione era al secondo posto, dietro il settore petrolifero). Altra novità importante dell’accordo è il c.d. «Progetto Ponte» che punta a favorire più occupazione giovanile (nel settore chimico la percentuale di consolidamento dei contratti è del 60%, prima della crisi si attestava al 75%), creando un vero e proprio ponte generazionale. Il lavoratore senior, che si avvia all’uscita dall’azienda, riduce il proprio carico di lavoro e consente il subentro di una risorsa junior. La speranza, ora, di tutte le parti sociali, ha detto il presidente di Farmindustria, Scaccabarozzi, «è che le istituzioni incentivino questa possibilità con risorse adeguate».

Sul fronte invece della produttività del lavoro, hanno voluto evidenziare i due presidenti di Federchimica e Farmindustria, si riconosce «grande spazio» al contratto aziendale attraverso cui, senza pi

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