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Svizzera, farmacista prescrittore in proposta di legge

Un inedito scontro tra medici e farmacisti sta andando in scena in questi giorni nella vicina Svizzera, dove questa settimana la Camera del popolo discuterà una modifica di legge molto controversa. Se la proposta in esame, formulata dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale (Csss-n), verrà accolta, saranno attribuite maggiori competenze ai farmacisti rispetto a quanto attualmente previsto dal Consiglio federale: in presenza di determinate indicazioni, i farmacisti potranno dispensare in modo autonomo medicamenti soggetti all’obbligo di prescrizione medica. Per ogni prescrizione, inoltre, il medico dovrebbe compilare una ricetta che lasci libero il paziente di procurarsi il medicamento dove desidera.

Sven Bradke, direttore dell’Ärtze mit Patientenapotheke, ha dichiarato che la proposta è concepita male ed è molto pericolosa per gli stessi pazienti, che riceverebbero farmaci in assenza di una diagnosi medica: «si tratta di una situazione intollerabile, poiché i farmacisti, a differenza dei medici, non sono formati per valutare lo stato di salute dei pazienti».

I farmacisti elvetici la pensano in tutt’altro modo e Marcel Mesnil, segretario generale di Pharmasuisse, ritiene che la formazione universitaria qualifichi i farmacisti come i reali specialisti del settore dei medicinali; inoltre «esistono già oggi obblighi e limiti chiari nella consegna di medicinali in farmacia».

Secondo Mesnil, il provvedimento andrebbe a rafforzare le cure di base e rappresenterebbe una soluzione creativa, utile in una situazione sociale che sarà sempre più caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dalla carenza di medici di famiglia.

Alcune cifre danno l’idea di quanto la proposta abbia avuto reazioni controverse e di quanto sarà difficile arrivare a un compromesso che accontenti tutte le parti: durante la procedura di consultazione, sono state inoltrate oltre 180 prese di posizione e la Csss-n ha dedicato a questo dossier una cinquantina di ore di lavoro, con l’esame di ben 130 proposte di minoranza.

Renato Torlaschi

 

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