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Alderisi risponde ad una lettera di un collega sulle medie visite

Cari colleghi, approfitto della lettera del collega inviata a me ed al Dottor Giannetti di Pharmasoft per riprendere quello che sembra essere un argomento scottante e di grande attualità fra gli informatori scientifici del farmaco.

Il collega nella sua lettera, lamenta, come moltissimi di noi, di conoscere poco le varie regolamentazioni e leggi sulla farmaceutica, delle quali ha cominciato ad interessarsi per il condiviso timore di molti di perdere il posto di lavoro anche grazie ad una regolamentazione statale che ci penalizza.

Posso comprendere le sue preoccupazioni, che non sono per nulla campate per aria, ma debbo dissentire sul fatto che le regolamentazioni regionali e statali possano penalizzarci. Purtroppo è una verità quasi assoluta che le aziende farmaceutiche ci vedano solo come un mezzo per raggiungere certe loro politiche industriali, siano queste politiche o di profitto. Non sono né le regole, né la mancanza di esse ad assicurarci il nostro posto di lavoro, ma purtroppo quanto si decide nella stanza dei bottoni, che molto spesso viene più influenzato da aspetti economici, di borsa e politici, vola ben alto sopra le nostre teste.

Il collega racconta poi che ci hanno sempre raccontato che la nostra media visite (dalla quale dipende quindi anche il numero di volte in cui il medico viene visto in un anno) aveva lo scopo non solo di aumentare la pressione sui medici ma anche quello di garantire ad eventuali multinazionali disposte a cederci un co-marketing, un’informazione ai massimi livelli, in modo da renderci competitivi nei confronti di altre aziende desiderose di altre molecole nel proprio listino.

Quanto affermato va proprio nel senso di quanto appena detto, sono le politiche aziendali e non le varie leggi e leggine a decidere del nostro futuro.

Inoltre noi non abbiamo medici sui quali vengono concentrate la maggior parte delle visite, ma anzi, ci chiedono di avvicinarci il più possibile ad una gaussiana molto stretta nella distribuzione delle visite. In pratica dovremmo vedere tutti i medici con la stessa frequenza.

A questo punto i casi sono due:

1- o l’Azienda non conosce questo tipo di controllo di cui voi parlate sul numero di visite annue per ogni medico

2- oppure, conoscendo bene tale normativa, ha trovato il modo per licenziare un bel po’ d’informatori che si renderebbero inutili nel momento in cui si obbligassero le aziende ad attenersi a tali norme. Gradirei quindi molto un Vostro chiarimento, perché se fosse vera la seconda ipotesi, mi sentirei più tranquillo e sereno se cominciassi a lavorare 8 ore al giorno e a vedere la metà dei medici che vedo ogni giorno.

Caro collega, purtroppo non sono dotato di una sfera di cristallo per poterti dare una risposta così precisa sul tuo ed il nostro futuro. Di certo, finch&e

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