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Allarme lavoro, la crisi non accenna a diminuire.

Sono 300 i "dossier" aperti sulle crisi aziendali al ministero dello Sviluppo economico: dal 2011 ad oggi sono stati attivati 147 tavoli di confronto per altrettante aziende, 18 delle quali in amministrazione straordinaria. Insomma, l’emergenza industriale è tutt’altro che alle spalle, la crisi non accenna a diminuire e porta con sé l’allarme lavoro. Da più di quattro anni assistiamo ad una lunga congiuntura negativa che ha segnato in profondità l’intero tessuto dell’impresa italiana, i cui segni sono visibili tanto nel massiccio ricorso alla cassa integrazione quanto nell’articolazione degli ammortizzatori utilizzati dalle imprese per far fronte ai processi di ristrutturazione.

La prova evidente della crisi, se ancora ce ne fosse bisogno, sono gli oltre 4 milioni di lavoratori che – nel 2012 – si trovano nella cosiddetta area di disagio, con un incremento di 718.999 unità (21%) rispetto al 2008: un quadro drammatico quello che emerge dalla recentissima ricerca Ires-Cgil, considerando anche che – dal primo semestre 2008 al primo semestre 2012 – l’occupazione è notevolmente calata in valori assoluti, passando da 23 milioni376 mila a 22 milioni 919 mila (-456 mila), nonostante il numero delle persone in età di lavoro sia aumentata di quasi 500.000 unità. Come si può leggere, il peggio non è passato: è evidente che il lavoro e la politica industriale sono i principali fattori da affrontare. È innegabile: per uscire dalla crisi occorre uno straordinario Piano del lavoro (C.Ca. – Filctem CGIL).

Riportiamo sotto la parte della ricerca IRES-CGIL che riguarda il Settore Farmaceutico.

IL SETTORE FARMACEUTICO

La crisi del comparto farmaceutico viene da lontano: negli ultimi 5 anni si sono persi quasi 10.000 posti di lavoro e altrettanti se ne prevedono nei prossimi anni, soprattutto nei poli ubicati nel Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana. La scelta delle grandi multinazionali è chiara: delocalizzare verso mercati economicamente più convenienti.

Un “disinvestimento” che non riguarda soltanto la fase produttiva ma soprattutto – e ciò è ancora più grave – i reparti di ricerca e sviluppo. Peraltro la situazione del comparto è stata ulteriormente aggravata dal varo del recente decreto del ministro Balduzzi che impone ai medici di famiglia di scrivere nella ricetta il nome del principio attivo anziché il

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