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Anticorpi monoclonali, medici diffidano di generici

La prospettiva di passare dall’anticorpo monoclonale ‘di marca’ alla sua versione equivalente non è un passaggio automatico per tutti gli oncologi. Anzi, secondo un’indagine del BioTends Research Group, quando saranno disponibili i biosimilari di farmaci anticancro intelligenti come ad esempio il rituximab (blockbuster della svizzera Roche), una buona percentuale di oncologi potrebbe avere qualche esitazione nel compiere lo ‘switch’.

Dalla ricerca è emerso che circa un oncologo francese su 4 adotterà un approccio prudente, prendendosi tutto il tempo necessario per valutare l’opportunità di passare o meno ai ‘mAbs’ generici. Il dato dei diffidenti sale a un medico su 3 in Germania, arrivando a 42-45% negli Usa. "Il 74- 80% degli oncologi americani interpellati prevede di prescrivere le versioni biosimilari di Esa e GCsf", terapie stimolanti l’eritropoiesi e fattori di crescita, "entro un anno dal lancio sul mercato", spiega Andrew Merron, direttore Biosimilars Advisory Services.

Eppure "solo il 54-61% prevede di fare lo stesso con i biosimilari degli anticorpi monoclonali". Sono questi prodotti la vera sfida per le imprese attive nel settore dei bioequivalenti, che a causa di una ‘resistenza’ del mondo medico potrebbero vedersi ridurre le entrate. Tuttavia, nonostante un possibile decollo lento, BioTrends prevede che il mercato dei ‘mAbs’ biosimilari arrivi a sfiorare i 5 miliardi di dollari entro il 2021.

Paola Olgiati – 31 0tt0bre 2012 – PharmaKronos

 

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