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Caro Balduzzi, serve un impegno poco generico sui farmaci

23/10/2012 | Michele Arnese ed Elisa Maiucci ! Formiche

Il decreto Sanità non è la medicina giusta, secondo Farmindustria, che paventa delocalizzazioni e disoccupazione. Le controverse novità del provvedimento, i numeri e le critiche

Il decreto Sanità, a firma del ministro della Salute, Renato Balduzzi, non è la medicina giusta per i problemi del Paese. Anzi, secondo le imprese farmaceutiche e i sindacati del settore, è la cura da cavallo per rimpinguare le casse dell´industria del farmaco generico, che ha visto lievitare le vendite nell´ultimo mese, senza essersi mai impegnata nella ricerca e nello sviluppo, con un ritorno imprenditoriale a somma zero per l´Italia.

L´accusa delle imprese operanti in Italia, sia nazionali sia multinazionali, è che il governo, con questo provvedimento, le costringa a delocalizzare la produzione, inserendole in meccanismi competitivi svantaggiosi per questo tipo di aziende, che hanno dato finora lavoro a decine di migliaia di dipendenti e che oggi non sono più in grado di assicurare loro un futuro.

Il decreto, che risale ai primi giorni di settembre, nelle intenzioni del governo prevede, per il settore farmaceutico, meccanismi che rendano più rapida l´adozione dei farmaci di nuova generazione già approvati, ma anche elementi considerati negativi dall´industria del settore.

Ora, mentre sulla revisione del prontuario e sull´estensione dell´uso degli off label – norme contenute appunto nel decreto Balduzzi – sono stati introdotti in Parlamento miglioramenti che dovranno essere comunque confermati nel prosieguo dell´iter, rimane però l´elemento assolutamente penalizzante per le imprese della prescrizione con principio attivo, inserita nella spending review. Una norma di cui viene chiesta l´abrogazione.

In una lettera del 15 settembre, Farmindustria e le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, FemCa Cisl e Uilcem sostengono che "l´industria farmaceutica ha bisogno di certezza e di stabilità delle regole per continuare a investire e a operare in Italia. Proprio quello che le è stato continuamente negato negli ultimi sei mesi con tre diversi provvedimenti, introdotti con decretazione d´urgenza, che hanno stravolto d

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