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Caro Beppe Grillo, cosa farà il Movimento 5 stelle per la sanità?

Perché si parla solo di consumi sbagliati, cioè di farmaci e di trattamenti diagnostici, e non si parla mai delle diseconomie strutturali e storiche del nostro sistema sanitario?

Ivan Cavicchi – Il Fatto Quotidiano – 18 marzo 2019

Beppe Grillo ha ragione. In sanità esistono tanti sprechi, tante inappropriatezze, tante inutilità. Sui numeri citati sarei più cauto ma sui fenomeni non ci sono dubbi. Ciò detto a me interessa capire “cosa” farà e “come” farà il futuro ministro della salute del Movimento 5 stelle a intervenire su questa materia. Anzi Beppe voglio essere più preciso. Siccome gli argomenti della tua denuncia:

1) sono alla base dell’attuale politica sanitaria del Pd che, usandola come giustificazione per definanziare il sistema pubblico, ha perso in sanità una barca di voti;
2) sono il cavallo di battaglia di coloro che da almeno 20 anni pensano di risolvere ogni cosa con la razionalizzazione (riforma Bindi del 1999).

Vorrei essere sicuro che il Movimento 5 stelle per rimediare allo scempio non commetta gli errori del Pd e sulla sanità non faccia la fine elettorale che ha fatto il Pd. I quattro errori da evitare:

1) cancellare gli sprechi solo con misure amministrative restrittive;
2) standardizzazione dei consumi;
3) ricorso alle procedure;
4) misure obbligatorie coercitive per i medici correlate di sanzioni.

Tutte e quattro sono soluzioni in se fallaci e tutte hanno due grossi limiti politici:

1) fanno i conti senza l’oste che nel nostro caso sono due: i medici e i malati;
2) si scontrano con le complessità cliniche dei malati.

Le misure amministrative (esempio il decreto sull’appropriatezza) hanno privato spesso i cittadini di cure adatte acuendo in modo significativo la loro sfiducia verso i medici. La standardizzazione poi non ne parliamo. Faccio solo l’esempio dello standard posto letto per abitanti: abbiamo tagliato 40000 posti letto ritenuti eccessivi mandando in tilt gli ospedali a partire dai pronto soccorsi. Curare i malati con le linee guida è la peggior medicina che si possa immaginare, tutti i discorsi sulla personalizzazione, sulla centralità del malato, il prendersi cura, si vanno a far benedire e la clinica viene ridotta a un algoritmo. Quanto alle misure coercitive caro Beppe la Bindi ci aveva provato nel 99 (pensa da quanti anni stiamo tribolando) mettendo nella sua riforma l’obbligo per i medici di essere appropriati e se inappropriati punibili con sanzioni. Ma è andata male. Si tratta di una partita ingestibile che crea problemi bioetici morali in particolare se l’appropriatezza è somministrare qualcosa che costa poco o di meno o che si sospetta inutile o inefficace ma non rispetto al malato ma rispetto alle astrazione statistiche, altrimenti, definite, evidenze scientifiche.

Tutto questo non vuol dire che non si possa fare qualcosa. Anzi voglio essere chiaro, si deve fare non qualcosa, ma di più e di diverso cioè di inedito (da queste robe possiamo ricavare più salute e più risorse e non solo) al punto che arrivo a dire che un po’ di quelle cose fatte dal Pd si possono fare prima di tutto per quegli sprechi che non hanno rapporti diretti con il malato, ma per gli altri vi sono tre condizioni imprescindibili da rispettare:

1) nessuna cosa che influenzi la cura delle malattie si può decidere senza accordarsi con i cittadini e i medici quindi leviamoci dalla testa di tagliare anche noi in modo lineare o di fare come i vaccini cioè rendere obbligatorio ciò che è materia consensuale;
2) lo spreco vero non è un numero che designa un costo e quindi riducibile amministrativamente ma è l’esito di processi che bisogna cambiare e per cambiare questi processi bisogna in certi casi ripensare come sono organizzati i servizi e come sono gestiti. Con questa azienda non si va da nessuna parte;
3) tutto quello di cui parli non è il risultato di una attività criminale dei medici, ma è la conseguenza di comportamenti professionali a volte abitudinari, a volte anacronistici, a volte speculativi, a volte opportunistici, ma che nel loro insieme e nella maggior parte in buona fede, sono regressivi cioè inadeguati con un mondo che è cambiato che vanno ripensati in profondità, perché la professione medica è rimasta indietro.

In sostanza, caro Beppe, in sanità bisogna mettere mano:
1) a una vera politica, quella che Platone chiamava la “scienza regia” perché la sanità non è un condominio;
2) a un pensiero riformatore vero profondo perché ormai la macchina è talmente vecchia che i tagliandi non bastano più;
3) imparare a governare le complessità perché il rapporto società medicina e sanità non riducibile e se lo riduci paghi pegno.

E poi fammi dire ancora una cosa. Ma ti sei mai chiesto perché si parla solo di consumi sbagliati, cioè di farmaci e di trattamenti diagnostici, e non si parla mai delle diseconomie strutturali e storiche del nostro sistema sanitario? Ma lo sai che le tre principali funzioni che reggono il nostro sistema pubblico: ospedalità, specialistica ambulatoriale, e medicina di base sono clamorosamente invarianti nonostante 40 anni di riforme? Pensa che il tuo San Martino, come modello, esattamente come tutti gli ospedali italiani, è fermo alla riforma Petragnani del 1939. Lo sai che le organizzazioni tayloristiche del lavoro sono state superate dappertutto meno che in sanità nonostante producano meno e costino di più? Queste e altre cosucce alla collettività costano in termini di qualità delle cure e in termini di costo. Ma nessuno ne parla, neanche Richard Smith, perché?

Quando ho letto il tuo post, che ovviamente ho trovato stimolante, mi è venuto in mente una pubblicità di quando eravamo ragazzi “dove arriva Olà lo sporco se ne va”. Lo sporco non si può negare, hai ragione, c’è, ma non è solo con il detersivo che risolviamo il problema. Il Pd non disponendo di un pensiero riformatore ha usato il detersivo ma non sapeva che altro fare. E il movimento 5 stelle che farà?

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