COME USCIRE DALLE FORCHE CAUDINE LE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DI AIISF, ANGELANDREA FONTANA, PER “SALVARE” GLI ISF IN ESUBERO

COME USCIRE DALLE FORCHE CAUDINE
LE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DI AIISF, ANGELANDREA FONTANA, PER “SALVARE” GLI ISF IN ESUBERO

Dall’Associazione Italiana degli Informatori Scientifici del Farmaco (Aiisf) arriva una richiesta esplicita di maggiore coinvolgimento nelle politiche di regolazione dell’attività di informazione, dominate invece dalle imprese e dalle organizzazioni sindacali.

Il riassetto del settore farmaceutico e la riorganizzazione delle imprese sembrano avere individuato l’ostacolo che creava problemi al comparto: la figura professionale dell’informatore scientifico del farmaco (Isf). Sembra che, se si aiutano le aziende ad alleggerirsi dell’ingombrante figura professionale, si potrà uscire dalla crisi. Sembra che tale operazione sia addirittura ineludibile, almeno per chi sente il dovere civile della “responsabilità sociale e occupazionale del settore”. Sembra, infine, avendo trovato la soluzione, che rimanga solo d’impegnarsi alla ricerca di un futuro per gli Isf. Questo è il messaggio che ci arriva da Farmindustria e dalle Ooss (Organizzazioni sindacali).
Noi non crediamo che le cose stiano in questi termini e proveremo a dimostrarlo. La professione dell’Isf non è un’attività come altre. L’isf è un professionista a cui lo Stato italiano ha concesso spazi molto angusti di operatività, affidando poi all’imprese lo svolgimento della sua professione.
Lo Stato italiano ha stabilito che “l’informazione sui medicinali può essere fornita al medico e al farmacista dagli informatori scientifici”. Lo Stato ha stabilito i requisiti che devono possedere gli Isf e i comportamenti che questi devono avere con il medico e con il farmacista. Ha stabilito inoltre che “ogni impresa titolare di medicinali deve essere dotata di un servizio scientifico incaricato dell’informazione sui medicinali che immette sul mercato” e ancora che “il Servizio scientifico deve essere indipendente dal Servizio marketing dell’impresa farmaceutica.” Questo impone lo Stato agli Isf e alle industrie farmaceutiche con il D.lgs. n. 219 del 24/04/2006, in attuazione della Direttiva 2001/83/CE (e successive modifiche) e alla Direttiva 2003/94/CE.

IL VARIEGATO INQUADRAMENTO DELL’ISF           Ebbene, non esistono Leggi dello Stato più disattese di quelle riguardanti l’informazione sui farmaci. Quasi nessun’azienda ha un servizio scientifico indipendente dal marketing e questo è un “peccato originale” che anche le case farmaceutiche più virtuose si portano dentro. Ciononostante, molte aziende salvano almeno gli aspetti formali assumendo personale con l’unico contratto che definisce la figura dell’Isf nel rispetto del D.lgs 219 tanto da richiamarlo più volte: il Ccnl dei Chimici. Tante altre, invece, il problema nemmeno se lo pongono, fondando il rapporto di lavoro con personale, che andrà a “informare” medici e farmacisti, in conformità a contratti impropri che non contemplano alcuna norma di comportamento specifica. Esistono aziende che “informano” il medico e il farmacista con rappresentanti di commercio (Basta andare sul sito della Camera di Commercio di Torino e analizzare la scheda dedicata all’informatore scientifico/farmaceutico per capire la realtà dell’informazione scientifica italiana), altre con personale assunto con il Ccnl del commercio, altre ancora con contratto d’agenzia.
Esistono poi situazioni ancora più critiche legate al proliferare di aziende commerciali e depositi farmaceutici che, come ci ha indicato anche la cronaca, “informano” il medico e il fa

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