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Dalla Federazione degli Ordini

Morire a 49 anni per una dose eccessiva di Viagra. Una notizia che, al di là dei particolari di cronaca, fa tornare d’attualità – un’attualità drammatica – il richiamo che la Società italiana di Scienze farmaceutiche ha lanciato lo scorso 10 maggio, invitando a un uso consapevole e, soprattutto, guidato del farmaco e presentando la Carta del Farmaco, un vero e proprio “decalogo” per un uso corretto dei medicinali, con l’appoggio dell’Istituto superiore di sanità, dell’Agenzia italiana del farmaco, oltre che delle Federazioni degli Ordini dei medici e dei farmacisti. L’episodio di cronaca è stato riportato da molti quotidiani lunedì 8 gennaio. E quasi tutti i media hanno fatto ricorso al parere di esperti che, ogni volta, hanno ribadito l’importanza di una diagnosi accurata e di un consiglio esperto e professionale per l’assunzione sicura dei medicinali. Il farmaco, infatti non è un bene come tutti gli altri: è capace di “interferire in modo potente con la salute dei cittadini”, come ha ricordato Giacomo Leopardi, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, nel corso della presentazione della Carta del Farmaco. In quel documento, infatti, sono state raccolte dalla Società di Scienze farmaceutiche tutte le indicazioni necessarie per evitare che una cura possa produrre eventi indesiderati o reazioni gravi, senza risolvere – o magari aggravandolo – il problema di salute del paziente.
Quanto mai opportuno, quindi l’invito contenuto nella stessa Carta del Farmaco a non “banalizzare” il medicinale che è e rimane “un bene di salute” al quale ricorrere sempre e soltanto quando è realmente necessari alla luce dell’ultimo, luttuoso avvenimento, appare altrettanto evidente la necessità di non accettare passivamente consigli “fai da te” o le “lusinghe” dei tanti siti web che attraverso internet propongono “prestazioni” miracolose. Dietro ognuno di quei messaggi, per quanto accattivanti possano apparire, c’è solo l’intenzione di truffare il malcapitato acquirente: spesso, infatti, si tratta di medicinali falsificati che, nel migliore dei casi, contengono solo tracce del vero principio attivo.
Da “farmacista 33”

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