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FARMACI; ARRESTI PER I FALSI TEST. COINVOLTO IL VICECAPO DELL’AIFA

"Pillole pericolose in vendita".  Coinvolto il vicecapo dell’Aifa. Video sulle tangenti versate L’inchiesta anticipata dal «Corriere». Gli inquirenti: in alcuni casi rischi addirittura mortali

TORINO – Ricerche e sperimentazioni falsificate sui farmaci, funzionari pubblici corrotti, informazioni mai date o date con molto ritardo sugli effetti collaterali di alcune medicine grazie all’appoggio interessato di chi avrebbe dovuto vigilare. Sono le ipotesi della maxi-inchiesta, partita dalla Procura di Torino e ora condivisa con quella di Roma, che ieri ha portato a otto arresti per corruzione ordinati dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, i primi che il magistrato abbia disposto nel corso della sua lunga carriera. Al centro delle indagini, condotte dai Nas che ieri hanno perquisito a Roma uffici pubblici e case private, ci sono i rapporti tra l’Aifa, l’Agenzia pubblica italiana che autorizza la messa in commercio dei farmaci e ogni loro modifica, garantendo anche la corretta informazione sui loro effetti da parte delle case produttrici, e le aziende stesse. Non solo tangenti, dunque, ma anche potenziali pericoli, «in alcuni casi addirittura mortali», per la salute degli inconsapevoli consumatori. Gli arrestati (tre sono già in carcere, quattro ai domiciliari) sono Pasqualino Rossi, numero due dell’Aifa e rappresentante italiano presso l’Emea, l’agenzia europea del farmaco con sede a Londra, la sua collaboratrice Antonella Bove, poi Matteo Mantovani, Sante Di Renzo, Mario Umbri, Piera Campanella e Francesca Fiorenza. Questi ultimi sono tutti titolari o dipendenti di società private che si occupano di relazioni istituzionali, simili a procuratori che agiscono per conto delle grandi case farmaceutiche quando queste ultime devono richiedere nuove autorizzazioni, equivalenze tra il farmaco generico e quello specifico, modifiche alla composizione o alle informazioni date al pubblico nei foglietti illustrativi. Tutto è partito nel 2005 da un episodio in apparenza marginale: indagando su una ricerca effettuata su volontari proprio a Torino per stabilire l’equivalenza tra un prodotto generico da lanciare sul mercato e il vecchio medicinale «di marca», il procuratore Guariniello scoprì che i dati erano stati falsificati e che le persone che avevano effettivamente testato il medicinale erano molte meno di quelle dichiarate. Fin dal 2006, come allora il Corriere della Sera aveva anticipato, Nas e Procura avevano avviato un’inchiesta a largo raggio per verificare la serietà delle ricerche e la tempestività dei cambiamenti quando, ad esempio, un farmaco rivela effetti collaterali che non erano stati previsti né indicati nel «bugiardino». Gli indagati sono una trentina, a Torino, Roma e altre città, e tra loro ci sono anche nomi illustri della ricerca farmacologica italiana che potrebbero aver messo le loro firme sotto ricerche in tutto o in parte compiacenti. Intercettazioni telefoniche e perfino un filmato girato dai carabinieri dei Nas documenterebbero la rete di corruzione che coinvolge molte case farmaceutiche, anche multinazionali, e le autorizzazioni pubbliche indispensabili al loro business, ma anche gli eventuali allarmi lanciati con troppo ritardo, magari dopo mesi che un effetto collaterale indesiderato era stato scoperto dai produttori. Al centro dell’attenzione dei magistrati (con Guariniello hanno lavorato i due pm Sara Panelli e Gianfranco Colace) ci sono una trentina di prodotti, perlopiù generici, farmaci da banco di uso quotidiano ma anche salvavita. «In questo caso la corruzione e il rischio per la salute fatto correre ai cittadini sembrano intrecciarci – ha detto Guariniello – e la rete che sta venendo alla luce è di propo

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