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Farmaci: casi di carenza di oncologici in ospedali italiani

Gli oncologi italiani sollevano l’attenzione su alcuni casi, per ora, «confinati numericamente», di carenza, negli ospedali, di farmaci oncologici ad alto e basso costo. «Abbiamo riscontrato alcuni scricchiolii» afferma, a margine di un congresso internazionale dedicato al tumore al seno, Francesco Cognetti, direttore di Oncologia medica A all’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma «sulla disponibilità di farmaci (doxorubicina liposomiale), per il trattamento dei tumori ovarici, della mammella ed ematologici» in maniera conforme in tutta Italia e «anche all’Istituto Regina Elena», aggiunge Cognetti. «Per ora sono casi isolati» prosegue «lontani da quanto sta accadendo in Paesi come la Grecia». Ma a preoccupare gli oncologi è non solo la carenza di farmaci ad alto costo ma anche di quelli che agli ospedali costano poco. «Casi di carenza di scorte da parte delle aziende» afferma Cognetti «sono stati registrati anche per oncologici a bassissimo costo e per farmaci usati in caso di trapianto in pazienti ematologici».

DoctorNews – 17 ottobre 2011

Rasi, segnale Grecia non si può ignorare

Cambiare approccio culturale non focalizzando più l’attenzione sui blockbuster

Lo stop alle forniture di farmaci deciso nelle scorse settimane da alcune aziende multinazionali a causa delle insolvenze di molte strutture pubbliche in Grecia, "è un primo segnale di uno scenario che non possiamo non iniziare ad analizzare".

Lo ha affermato il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, Guido Rasi, a margine del simposio Topra-Aifa. "Non credo che l’Italia – ha aggiunto Rasi – sia in una situazione simile. Ma sarebbe miope non raccogliere questo segnale". Lo stesso Rasi ha delineato le attuali criticita’ del settore, che vanno dalla ”sostenibilita’ dei sistemi” alla ”nuova legge sulla farmacovigilanza, che descrive male le modalita’ della sua implementazione e prevede costi difficili da affrontare in un momento di crisi come questo”.

Per il Dg dell’Aifa ”bisognera’ cambiare approccio culturale” non focalizzando piu’ l’attenzione sui farmaci blockbuster ma ”su un modello che possa mediare fra le necessita’ delle industrie e quella dei sistemi sanitari”.

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