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FARMACOPOLI, CACCIA ALLA TALPA E IL TERREMOTO E’ SOLO ALL’INIZIO

Gli atti a Roma, intanto a Palazzo sfilano i testi. Un tentativo di abbordaggio al comandante dei Nas: "Ma la cena non c’è mai stata"

«Chi è la talpa?». Al bar e alla mensa di palazzo di giustizia, cuore e motore dell’inchiesta sui rapporti non ortodossi tra funzionari dell’Agenzia italiana del farmaco e produttori di medicinali, si fanno battute amare, si azzardano nomi e ritratti. La misteriosa signora sospettata di passare notizie e informazioni dalla procura, però, resta ancora tale. Sopra, al quinto piano, negli uffici dell’aggiunto Raffaele Guariniello (nella foto) e dei sostituti Gianfranco Colace e Sara Panelli per tutto il giorno sfilano testimoni, tecnicamente «persone informate sui fatti». Con il giro di arresti per la ragnatela di corruzione – due dirigenti Aifa e un mediatore in carcere, un "catturando" in Svizzera, quattro dei 27 indagati agli arresti domiciliari – è stato messo il primo punto fermo nell’inchiesta. «Siamo solo all’inizio», è l’unico commento ufficioso che si strappa nei corridoi, foriero di sviluppi imminenti. A Torino resterà la zoccolo duro del fascicolo, epicentro delle scosse propagatosi fino a Roma, avvisaglia di un terremoto in arrivo. I piemontesi sotto accusa – tutti a piede libero – sono il professore universitario Mario Eandi e il ricercatore Carlo Della Pepa, neo sindaco di Ivrea, eletto con la casacca del Partito democratico.
Per loro si ipotizzano il falso ideologico e la corruzione, in relazione a un report del 2001 commissionato da tre case farmaceutiche per testare due medicinali generici. Poi c’è Roberto Ceresa, l’ex parlamentare leghista passato alla Bayern, l’uomo dai mille contatti.
La procura capitolina erediterà le indagini su dirigenti e funzionari dell’Agenzia e sui corruttori che hanno allungato mazzette e gadget nella capitale. Oggi Guariniello e i suoi due pm saranno lì, così come il gip Sandra Recchione, per procedere ai primi interrogatori di garanzia. Hanno già passato le carte fin qui raccolte ai colleghi, aggiungeranno gli atti redatti nelle ultime ore di lavoro in sede.
A Torino, ieri, si è battuto su uno dei punti caldi e più delicati dell’inchiesta. I contatti degli indagati con persone che dicevano – o millantavano – di avere in contatti giusti per carpire anticipazioni sulle indagini. A lungo vengono sentiti Mauro C. e il padre Franco, ex ufficiale dell’Arma il primo e ispettore del lavoro il secondo. Sono quelli che su mandato di Roberto Ceresa, indagato a Verona in un altro procedimento, cercano di combinare un appuntamento e una cena con l’ufficiale del Nas che ha ereditato gli accertamenti. Lavorano insieme a Milano, lui e l’ex collega, e prendono insieme un caffè. «Tutto qui». Il tentativo di abbordaggio, a sentire loro, sfuma. L’ufficiale, indignato, minaccia querela e azioni legali. «La cena – giura Franco C. – alla fine non si è più fatta. E noi non sappiamo niente di case farmaceutiche e del resto. Zero assoluto. Lo abbiamo letto sui giornali. E poi Ceresa non è nemmeno uno che posso dire di conoscere bene. L’ho visto qualche volta, poi non ci siamo più incontrati per anni».
Dalle carte, in un passaggio sfumato e tutto da approfondire, spunta anche «il responsabile di un nucleo speciale della guardia di finanza», l’uomo dello Stato che starebbe "sponsorizzando" una non meglio precisata operazione che sta a cuore al solito Ceresa e a uno dei suo tanti interlocutori con interessi a Torino. La Repubblica del 23/05/2008 , articolo di LORENZA PLEUTERI  ed. Torino  p. 02  

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