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I colossi farmaceutici fanno brutti sogni in Asia

Tra gli operatori sanitari ci sono voci fuori dal coro sulla spinosa questione dei “premi” a chi prescrive meno

BELLUNO. I militari della Guardia di Finanza stanno per chiudere l’indagine conoscitiva, avviata su impulso del pubblico ministero Antonio Bianco, sui contratti aziendali che riguardano i premi in denaro che l’Usl dà ai medici condotti in base alle prescrizioni di farmaci ed esami. Oltre ad aver passato al vaglio la documentazione acquisita presso la sede dell’azienda sanitaria, nell’ottobre scorso, sono stati sentiti anche i dirigenti. L’inchiesta è volta a verificare la regolarità del meccanismo che determina i premi ai medici che effettuano meno prescrizioni per i propri pazienti. In altre parole, l’Usl, nell’ottica di risparmio della spesa pubblica, ha stipulato un contratto in base al quale si premia chi prescrive di meno. Il medico di base che prescrive di meno viene premiato dall’Usl 1 con denaro prelevato dal “capitolato” alla voce “beni e servizi”. Un capitolato da 600.000 euro l’anno. Anche i dirigenti delle aziende sanitarie, in caso di obiettivi raggiunti e risparmi di spesa nelle prescrizioni dei medici di base, avrebbero un congruo premio. Dunque, premi in denaro per tutti se si riesce a risparmiare nelle spese delle prescrizioni.

Ma è giusto premiare chi prescrive meno o chi prescrive il giusto? Tra i medici stessi, ci sono voci fuori dal coro in merito ai premi in denaro per chi “risparmia” in prescrizioni. Una voce fuori dal coro è quella di un medico bellunese che sulla questione ha qualcosa da dire.

Dottore, cosa la spinge ad uscire allo scoperto e parlare di questa spinosa vicenda?

«La volontà di stimolare ad una riflessione l’opinione pubblica, soprattutto dopo che i mass media si sono interessatidella questione».

Quegli incentivi sono davvero necessari ai medici di base?

«Non c’è alcun bisogno di incentivi. In media un medico di famiglia percepisce 7.000 euro netti al mese. Ma si può arrivare attorno ai 10.000 euro se, ad esempio, si collabora con case di cura o case di riposo, se si esercita la libera professione o se si fanno le visite domiciliari».

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