“IL 97,5% DI QUEL CHE ACCADE NELLA SANTA’ E’ FUORI CONTROLLO”

“IL 97,5% DI QUEL CHE ACCADE NELLA SANTA’ E’ FUORI CONTROLLO”

IGNAZIO MARINO, senatore Pd: poi è chiaro che se la situazione è questa accadono fatti gravissimi. La settimana prossima presentiamo un disegno di legge.

Il senatore Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale, ritiene che il «grande difetto che ha il nostro Paese nel Servizio sanitario nazionale è quello della valutazione e della verifica». Per la mancanza di valutazione e verifica possono accadere fatti come quelli imputati alla clinica Santa Rita di Milano, della malasanità calabrese, delle inchieste che dal Lazio, all’Abruzzo, alla Sicilia, alla Puglia, interessano i rapporti tra la politica e la salute dei cittadini. Marino inizia con un appunto: «Quando è scoppiato il caso della Santa Rita – ricorda – il presidente della Regione Lombardia Formigoni disse: "Noi facciamo il doppio dei controlli di quanto ci impone la legge". È chiaro che detta così sembra abbia fatto cosa meritoria. Ma in realtà parla con un linguaggio scaltro. Perché la legge impone un controllo del 2,5% delle procedure. In altre parole normalmente in Italia il 97,5% delle cartelle cliniche e delle procedure che vengono eseguite in ospedale o in strutture accreditate non vengono controllate. E allora è chiaro che non c’è bisogno di un grande esperto di sanità o economia: se in una regione accadono fatti gravissimi come il Santa Rita e viene controllato il 5%, vuol dire che rimane sempre il 95% non controllato…».
I pochi controlli sono figli di una mancanza di strumenti o di leggi?
«I controlli mancano perché non esiste un "Garante della salute", vale a dire un’Autorità super partes che valuti con regolarità l’inizio e il prosieguo di un’attività nel campo sanitario».
Spieghi meglio…
«Se lei vuole aprire una nuova divisione di chirurgia, questa Autorità per prima cosa invia una Commissione e valuta che ci siano strutture tecnologicamente adeguate: se c’è una sala operatoria, che questa sia collegata a un gruppo elettrogeno per cui in mancanza di elettricità il chirurgo non resti al buio mentre opera. Questo controllo, per dire, regolarmente, nel nostro Paese, non viene fatto. Ma un altro controllo importante è quello di tornare con una visita non annunciata in quelle strutture e verificare che queste funzionino e che i professionisti che vi lavorano abbiano curricula adeguati. Sono rimasto sgomento e umiliato come medico e come chirurgo quando ho visto che nessuno dei tre chirurghi che erano di guardia e dovevano eseguire la tracheostomia a quella povera ragazza morta a Vibo Valentia nel 2007, aveva mai eseguito in vita una tracheostomia, vale a dire un piccolo forellino per poter permettere a una persona che ha difficoltà, di respirare».
Delle misure di prevenzione…
«Queste verifiche non devono essere quelle che fanno i Nas o la Guardia di finanza, che arrivano dopo che stato commesso un illecito o sia avvenuto un incidente drammatico. Negli Stati Uniti un’Agenzia che fa questo lavoro esiste dal 1951. E le visite le fa regolarmente, almeno una volta ogni due anni. Una struttura analoga esiste in Inghilterra. Noi abbiamo bisogno di queste verifiche».
Ne farete una proposta di legge?
«La settimana prossima il Pd depositerà un disegno di legge, di cui sono primo firmatario, proprio su questi temi. Proponiamo l’istituzione del Garante per la salute, un’autorità nazionale unica, snella, che possa fare queste verifiche e abbia l’autorità di far chiudere una divisione se in quella divisione ospedaliera non ci sono le garanzie di sicurezza per il cittadino. Attenzione: non chiuderla dopo che è avvenuto un fatto drammatico, m

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