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IL GENERICO NON E’ SOLTANTO UNA QUESTIONE DI SOLDI. DI GIGIO CIMINO.

L’editoriale pubblicato sul numero del Bollettino di informazione sui farmaci ora in distribuzione segna un cambiamento importante nella comunicazione sul generico. O più precisamente nella comunicazione del suo ruolo nella politica farmaceutica nazionale, che finora si è giocata soltanto sull’aspetto del prezzo. Un approccio logico ma che per come è stato attuato ha oscurato gli altri aspetti, causando anche un effetto controproducente. Non è un mistero per nessuno che spesso si associa un maggior costo a un valore superiore: se costa di più un motivo ci sarà. E così l’editoriale del BIF parte all’attacco, segnalando che i produttori di specialità medicinali spendono in attività di marketing, in media, il doppio di quanto dedicano alla ricerca, e in alcuni casi le spese promozionali assorbono fino al 46% dell’intero budget aziendale (stime fornite dal Centro studi dell’Agenzia italiana del farmaco).

Quindi, è il nuovo messaggio dell’AIFA, in buona misura è qui che "va ricercato il risparmio dato dal medicinale con brevetto scaduto e non sulla sua qualità". E l’AIFA concede anche che "probabilmente troppo spesso si è parlato di farmaci equivalenti partendo da questo punto: il risparmio. Ciò ha creato molte diffidenze, anche tra gli operatori sanitari. Dalle richieste di informazione che riceviamo, appare evidente che il prescrittore o il farmacista è stato portato a pensare che la scelta del Servizio sanitario di contare sul medicinale equivalente è basata soprattutto su ragioni di cassa, magari trascurando l’elemento qualità". Per quanto sia comprensibile registrare diffidenze e scetticismi, non sempre disinteressati, tale economia non produce solo risparmio – ribadisce l’AIFA – ma anche la possibilità di acquistare medicinali innovativi senza rinunciare a terapie efficaci e sicure ormai consolidate. Non è il solo aspetto richiamato e, infatti, si riportano anche altre considerazioni che spesso gli addetti del settore avevano, per così dire, sulla punta della lingua ma che raramente entravano nei discorsi "seri". Per esempio che spesso aziende del generico e del brand hanno gli stessi fornitori per le materie prime che, comunque, "sono certificate con procedure identiche sia per i medicinali equivalenti sia per quelli coperti da brevetto" e lo stesso vale peri processi produttivi. Insomma, "è importante capire che nessun medicinale è esattamente identico all’altro, pertanto è necessario rifarsi a standard rigorosi che garantiscono che l’eventuale variabilità rimanga all’interno della differente risposta individuale al medicinale. Questa è una problematica che chi produce medicinali affronta indipendentemente dalla copertura brevettuale della molecola".

Tutto questo, ovviamente, conduce al nodo principale, cioè la sostituibilità. L’AIFA concorda che "fatta salva la bioequivalenza dei medicinali sotto brevetto con quelli che hanno perso l’esclusività, possono sussistere ragioni mediche per cui il prescrittore preferisce continuare la cura con una particolare  specialità: l’incapacità nel gestire confezionamenti differenti, la risposta individuale del paziente, e altre considerazioni ancora, possono valere come eccezione alla regola generale. Ciò naturalmente può accadere sia con i farmaci equivalenti che con gli originator e non può mettere in discussione le procedure di verifica della qualità del medicinale che sono, appunto, le stesse". Insomma, si ammette che tutti i discorsi finora fatti sul ruolo degli eccipienti, per citarne uno, hanno un fondamento. Così, tutta la questione generici ha un suo inquadramento razionale, ma s

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