IL GRIGIO BILANCIO DELLE POLITICHE DEFLATTIVE

IL GRIGIO BILANCIO DELLE POLITICHE DEFLATTIVE

Come il vecchio Tiresia, l’infallibile indovino cieco di Tebe alle cui nefaste predizioni però non credeva mai nessuno. Anzi quando divinava, Esiodo signorilmente non lo riporta, tra i presenti era tutto un occhi al cielo e mano in tasca. Era prevedibile che certe dinamiche economiche in atto nel farmaceutico avrebbero avuto inevitabili ripercussioni negative. I dati usciti ieri su spesa e consumi dei medicinali del SSN nel primo semestre confermano il trend bizzarro già visto nel 2007: il mercato scende mentre i consumi salgono. La spesa cala (-1,4%) ma le ricette crescono (+5,9%). Le imprese vendono più pezzi ma incassano meno. Traballano i bilanci e così sono costrette a ridurre i costi. Anche tagliando gli informatori scientifici, già calati di 4000 unità in un paio di anni, con ulteriori 5000 esuberi entro il 2010. Un asset aziendale di primaria importanza che nessuna azienda ridimensionerebbe se non proprio costretta da necessità stringenti di conto economico. Dipende dal regolatore, lo Stato, che decidendo prezzi e rimborsabilità dei medicinali, nell’ultimo lustro si è auto ridotto drasticamente in modo diretto e indiretto il prezzo a cui acquista i farmaci dai produttori. Anomala nella genesi, atipica nelle cause, ma pur sempre di deflazione si tratta, spauracchio per ogni ciclo economico, vischio di ogni crescita (Giappone docet). C’en trano anche le Regioni, che spingono i medici a prescrivere i farmaci meno cari. Ovvero non più innovativi. Ma i vecchi "generici", farmaci "vin tage" scoperti anche quaranta anni fa, quando Rita Pavone cantava il geghegè o a Berkeley si urlava contro i B-52 su Saigon. E pure di discussa qualità, vedi il recentissimo stop dell’FDA alle importazioni in USA di 30 generici indiani. In sintesi, le politiche del farmaco per tagliare la spesa hanno portato noi a curarci con i farmaci del nonno e l’industria a licenziare migliaia di propri dipendenti laureati. Tiresia acquisisce da Giove la preveggenza solo dopo la cecità. Speriamo che, dopo questi anni di buio, alle Istituzioni del farmaco accada lo stesso. Le imprese di sicuro se lo augurano con tutta l’anima. E magari pure con il corpo, come quei tebani. fabrizio.gianfrate@unife.it  

Fonte: Libero Mercato del 03/10/2008 , articolo di FABRIZIO GIANFRATE   p. 9

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