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Integratori, art. 62: interpretazione a rischio di confusione e di sanzioni

Egr. Avv. Rienzi,

lei ha tutto il diritto, esattamente come lo scrivente, di esprimere libere opinioni, non è oggettivamente "un’opinione" affermare in maniera apodittica che "bisogna ELIMINARE gli informatori farmaceutici" per salvare il sistema. Lei si ritiene diffamato da qualche collega informatore, ma la sua reiterata pubblica affermazione che siamo una categoria di corruttori e che non siamo onesti e corretti perché abbiamo rapporti con le case farmaceutiche, che cosa è? Una gentilezza infiorettata? Non faccia la voce grossa in virtù della sua posizione dominante, piuttosto risponda civilmente e costruttivamente alle critiche che dal sottoscritto le sono state mosse, anche aspramente, nel diritto dell’art. 21 della Costituzione… E anche in questa occasione non mi risparmio di dirle che molte cose che lei afferma sono sciocchezze; lei è avvocato, naturalmente non è onnisciente, ed io le ho fornito un’ampia documentazione normativa sulla nostra professione che lei dimostra di aver completamente ignorato, e tuttavia rilancia con espressioni insensate: "Gli informatori farmaceutici possono essere utili se onesti e corretti e se non hanno rapporti con le case farmaceutiche…ma come può essere possibile ciò?". Ma che stupidaggine è questa? Io sono dipendente a tempo indeterminato della mia azienda con CCNL dei Chimici (che la invito, inutilmente, a leggere)! Per conto di chi dovrei lavorare, ma che dice? Se lei avesse avuto l’umiltà di leggere gli ampi riferimenti normativi che le ho analiticamente illustrato, avrebbe trovato che lo Stato ha delegato alle imprese farmaceutiche il servizio di Informazione sui Farmaci, riconoscendo persino un "pagamento" sotto forma di quota aggiuntiva sul prezzo di rimborso dei farmaci. E se lei, che si arroga il diritto del difensore civico – escludendo da ciò naturalmente gli "incivili" informatori farmaceutici – volesse fare bene il suo lavoro su questo delicato (ma a lei del tutto sconosciuto) tema, dovrebbe insorgere contro quelle aziende farmaceutiche che pur "intascandosi" la quota aggiuntiva dedicata alla remunerazione del servizio di Informazione sui Farmaci, non dispongono di una rete di informatori "presso i medici abilitati alla prescrizione". Le ricordo che aziende farmaceutiche son quelle che fanno ricerca e producono valore e salute (nonché lauti profitti agli azionisti), ma anche quelle che si limitano ad inscatolare copie generiche prodotte in "Cindia" senza aggiungere valore di ricerca e sviluppo (ma sempre con lauti profitti per gli azionisti). Circa i casi di cronaca che lei ha citato: premesso che non dovrei io ricordare a lei, avvocato, che si può dare del ladro solo a chi è stato condannato da un tribunale della Repubblica perché ha rubato, e non  a chi è inquisito e sotto processo ma che non ha ancora ricevuto una sentenza; premesso questo, e anche se lei usa il condizionale fa il gioco sporco di certi giornalisti fortemente partigiani – e perciò stesso poco obiettivi -, devo dirle che non esiste un Ordine Professionale degli informatori scientifici del farmaco, da noi sempre fortemente voluto ma sistematicamente avversato da poteri più forti; quindi da che o da cosa dovremmo espellere le mele marce? I colleghi che si sono macchiati di reati di comparaggio o truffa sono stati sempre licenziati dalle rispettive aziende e spesso, purtroppo, sono stati gli unici "fessi" a pagare… Mi vuole citare lei, gentilmente, un caso di avvocato suo collega che macchiatosi di reati penalmente rileva

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