La mela avvelenata di Farmindustria. Riflessione del collega Giammei

La mela avvelenata di Farmindustria. Riflessione del collega Giammei
Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni del Collega Antonio Giammei a sostegno dell’analisi di Mirko Ferrarrini, pubblicata sul sito “informatori.it”, a cui rimandiamo, dal titolo “Onestà, onestà: siamo solo dei numeri

E’ un sostegno all’analisi di Mirko Ferrarini affrontata da un diverso punto di vista.
Ogni tanto mi risveglio dall’amato Ozio e busso alla tua porta.Ho intenzione di sostenere quanto scritto da Mirko , compagno di sparute ma intense e lunghe chiacchierate telefoniche. Non avendo partecipato e non conoscendo le dinamiche Novartis se non attraverso le sue esperienze, azzardo la presunzione di spaziare a 360 gradi con lo sguardo.Mirko nella sua analisi, partendo dal particolare ( Novartis) giunge al generale, iniziando dai Territoriali e passando per i Sindacati, le Associazioni dei datori di lavoro ed infine il Ministero, fa capire che ognuno è focalizzato sul proprio interesse che ormai non ha nulla più da condividere con l’interesse del Lavoratore e oso dire, perdonatemi se azzardo accomunare il Lavoro con la Nazione, con l’interesse generale.

Tutto è parcellizzato e  finalizzato al raggiungimento dei propri obiettivi che a volte possono rappresentare un danno per i Lavoratori e quindi per la Collettività .Al contrario di Mirko, per sostenere la sua tesi, parto dal generale per arrivare al particolare ovvero alle attuali individuali mancanze di tutele , agli individuali sfruttamenti del Lavoro, alle individuali angherie, al caporalato generalizzato reso legale a colpi di decreti. Dall’analisi di Mirko abbiamo capito che i tre grandi Moloch (Ministero, Associazioni dei Datori di Lavoro e Sindacati) tendono esclusivamente ai propri interessi e a mantenere le proprie posizioni di privilegio che a volte richiede un accordo tra di loro a scapito dei Lavoratori.

Il Ministero ha il vuoto interesse a controllare che sia rispettato ciò che è prescritto dalla Legge non curandosi se questo sia un bene per la Collettività e neanche preoccupandosi di controllare se le risorse che dovrà impegnare l’INPS abbiano un fondamento di necessità.

Le Associazioni dei Datori di Lavoro hanno l’unico interesse di produrre utili per gli azionisti anziché, unica giustificazione della ricchezza, produrre posti di lavoro e benessere per le famiglie che si traduce in benessere per la Nazione.

Il Sindacato, avendo perso memoria del suo ruolo primigeneo (oso scriverlo perché temo che molti ne abbiano perso memoria) la difesa del Lavoro e del Lavoratore che passa anche attraverso il contratto , pilastro delle tutele e delle garanzie per il Lavoro, ma non deve essere l’unico compito né deve essere ritenuto sufficiente. Esso, è assolutamente preoccupato e  accecato dalla ricorsa al rinnovo contrattuale, ormai è l’unico ruolo a cui ambisce il Sindacato affinché si possa perpetrare la casta delle poltrone con lo strascico di Vassalli, Valvassori e Valvassini.

Tutto ciò ha origine da una prima mela stregata che Confindustria (allora era Presidente Guido Carli) offri’ al Sindacato.

Era il 1979 e Confindustria chiese che almeno 5 punti di Pil, dell’aumento del reddito destinato al lavoro, venissero recuperati per trasferirli al profitto. Da lì è iniziata la marcia che attraverso il decreto Craxi del 1984 (che iniziò ad intaccare la scala mobile, definitivamente eliminata con gli accordi del ’92 e ’93) cominciò ad erodere il reddito dei Lavoratori (bene Nazionale) a favore degli utili (bene privato, in Italia raramente reinvestito per aumentare il benessere).

Dopo aver morso la mela, il Sindacato è caduto in un sonno stregato per il quale le discussioni sui rinnovi contrattuali e gli aumenti del salario nascondono esclusivamente la volontà di proceduralizzare il Conflitto Sociale.

È una priorità assoluta risvegliare il Sindacato dal suo torpore perché finché il Lavoro sarà subordinazione, fatica, spesso per una paga ingiusta, ci sarà bisogno del Sindacato, cioè della rappresentanza collettiva del lavoro, per non lasciare il lavoratore solo davanti al padrone.

Antonio Giammei


N.d.R.: Fedaiisf concorda con Giammei sulla necessità e sul bisogno del sindacato e per questo opera costantemente per risvegliarlo dal “torpore” in cui era caduto negli ultimi 10 anni. E l’opera di sensibilizzazione riguarda non solo gli ISF in senso stretto ma riguarda anche tutti quei colleghi espulsi dal lavoro e che hanno trovato una collocazione nei nutraceutici, nei dispositivi, ecc.. Già si vedono significativi segnali del cambiamento di atteggiamento nei nostri confronti, basti osservare il sito Filctem e la pagina che viene dedicata alla nostra categoria. Vedremo se queste premesse daranno i suoi frutti

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