L’industria vuole tornare a crescere.

L’industria vuole tornare a crescere.
Le misure finora adottate dal Governo e dall’Aifa penalizzano il comparto industriale italian i tagli dei prezzi dei farmaci sul nostro mercato sono ormai ben al di sotto del 30% rispetto alla media europea. E le possibili “forzature” legislative da parte delle Regioni – all’affannosa ricerca di strumenti per contrastare la crescita della spesa sanitaria di cui la farmaceutica rappresenta ancora una parte marginale –  finiranno con lo scaricare sulle aziende farmaceutiche la loro partecipazione al ripiano degli sfondamenti di spesa. Sono questi i nodi che vanno sciolti al più presto per impedire che l’Italia finisca con l’essere solo un mercato per le aziende del farmaco e favorire invece un rilancio degli investimenti in ricerca e sviluppo, secondo quanto deciso nell’ambito dell’Assemblea straordinaria della Farmindustria, tenutasi a Roma il 7 febbraio. Lo ha ribadito il presidente degli industriali del farmaco Sergio Dompé, nella nota nella quale ha illustrato le proposte  le richieste del settore. Che prendono le mosse da una gestione “nuova e condivisa della Sanità”, in un contesto caratterizzato da un servizio sanitario unico, uniforme sul territorio e non differenziato da Regione a Regione. Per realizzare questo obiettivo è indispensabile dar vita  al “Tavolo per una nuova politica del farmaco”, da tempo annunciato, riunendovi intorno Governo, Regioni, Aifa, Confindustria e Farmindustria per disegnare un futuro più roseo per il comparto industriale. Che sta attraversando una contingenza nient’affatto rosea: nonostante i buoni risultati dell’esercizio 2006 per molte grandi aziende si cominciano ad avvertire segnali di crisi. Un chiaro esempio è la situazione della Pfizer che pur registrando nel 2006 buoni risultati commerciali ha comunque annunciato un esubero di 10.000 posti di lavoro e la chiusura di alcuni impianti nelle sue varie filiali. E in Italia, a causa delle misure e dei tagli imposti dalla Finanziaria 2007 ci sono già stati 1500 licenziamenti, ha sottolineato a suo tempo Dompé. Ai quali potrebbero aggiungersi i 5000  posti di lavoro nel settore congressistico messi a repentaglio dal blocco degli eventi medico-scientifici deciso dalla Giunta della Farmindustria. La sanità deve saper “volgere lo sguardo al “pubblico nel pubblico” e non penalizzare sempre le imprese” ha affermato Dompé: occorre quindi “fissare obiettivi di efficienza alle strutture sanitarie locali e prevedere forme di compartecipazione dei cittadini che, pur salvaguardando le fasce deboli della popolazione, riducano sprechi e fenomeni consumistici”. Tutti elementi da far confluire in un “Patto di stabilità” che consenta una politica del farmaco “coerente e univoca” e favorisca lo sviluppo “riaffermando il valore strategico del settore per l’innovazione e la ricerca”, fissando un tetto di spesa “adeguato e coerente con i trend demografici della nazione”.
Non mancano le reazioni all’allarme lanciato dagli industriali. Tra queste quelle della Federazione degli Ordini dei farmacisti. “Il settore del farmaco” afferma Andrea Mandelli, vice presidente federale “finora non ha conosciuto problemi di disoccupazione. Non possiamo però trascurare i segnali che giungono dall’industria, ai quali va prestata la massima attenzione: Sono molti i farmacisti che vi operano e questa difficile situazione mette a rischio anche i loro posti di lavoro. Va quindi apprezzata” conclude Mandelli “la volontà dei vertici di Farmindustria di seguire la strada del dialogo e del confronto. Soprattutto se questa saprà condurre a un concreto rilancio di un settore determinante per la nostra economia italiana e contribuirà a difendere i livelli occupazionali dei professionisti che vi lavorano”.
Siamo d’accordo nel ritenere non più rimandabile una chiara definizione di molti aspetti della politica del farmac

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