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MENO OSPEDALI PER TUTTI

Razionamento. Come per i viveri in tempo di guerra. Finiranno col fare cosi gli amministratori degli ospedali e delle Asl per far fronte ai tagli alla sanità previsti dalla manovra di luglio. In tutto 6,5 miliardi in meno di finanziamento triennale, secondo i calcoli delle regioni. Che adesso dovranno trovare il sistema per far quadrare i conti. Pena nuovi indebitamenti, con conseguente commissariamento delle giunte. E allora, se serve 100, bisognerà comprare 80 o ancora meno. E così, con un colpo di penna ai capitolati, si acquisteranno meno presidi medici (siringhe, garze, reagenti, materiale sterile, ricambi per apparecchiature) di quelli che servono per far funzionare un ospedale. E lo stesso si dovrà fare per farmaci ed esami medici. Meno prescrizioni, selezione dei pazienti (con i casi meno urgenti rinvii:’ delle liste d’attesa. Tagli apparentemente non eclatanti e che si punta a far digerire agli addetti in nome dell’efficienza e del taglio al superfluo. Peccato che, in pochi mesi, una politica del genere metterà a serio rischio la stessa sicurezza e la qualità delle cure. Un rischio che il Governo sta effettivamente calcolando, mettendo in conto un’alternativa ancora più drastica. Eliminare del tutto alcune prestazioni sanitarie fino ad oggi gratuite. Patologia per patologia. Questo il compito affidato a un gruppo di lavoro insediato presso l’ex ministero della Salute che sta già lavorando ad una nuova lista delle prestazioni del Ssn. Molto meno capiente. Con una selezione attenta e ancora top secret. Che, però, da quanto si apprende, potrebbe tagliare molte prestazioni e terapie. Anche per patologie importanti per le quali un giro di vite rispetto a quanto garantito fino ad oggi dalle Asl non è da escludere, soprattutto sul fronte degli screening.  
L’Espresso del 22/08/2008 , articolo di CESARE FASSARI  N. 34 – 28 AGOSTO 2008  p. 136  

af

 

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