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Milioni di bimbi senza farmaci

A Kinshasa tra i volontari. «Pochi antivirali per i minori, non sono convenienti per le aziende» Nell’Africa degli orfani dell’Aids
L’appello di Medici senza frontiere: mancano le cure in dosi pediatriche Piccoli soli per le strade del Congo.
Da Corriere.it 30-01-07
KINSHASA (Congo) — Sabato di gennaio, è caldo e umido a Kinshasa. In un ambulatorio donne del Congo raccontano ai loro figli una strana fiaba. Parla di malattia e discriminazione, perché qui tutti, madri e bambini, sono sieropositivi. È la storia del leoncino Becki: «La sua mamma si è ammalata ed è morta mentre erano in viaggio per cercare le medicine di cui aveva bisogn un pezzo di luna, l’acqua del Mar Rosso, una foglia verdissima. Un giorno il pelo di Becki diventa più chiar il virus l’ha colpito. Il leoncino pensa di essere l’unico piccolo malato e si nasconde per la vergogna. Ma una giovane leonessa si innamora di lui, gli spiega che quelle medicine che cercava sua madre funzionano, lo invita a tornare al villaggio per dirlo a tutti. Alla fine lei e Becki vanno a casa assieme: ogni giorno mangiano un pezzetto di luna e uno di foglia, con un po’ d’acqua del Mar Rosso». L’educatrice ripiega i fogli con i disegni degli animali e chiede «chi di voi prende medicine?»: i bambini alzano la mano. Saranno una trentina, i più piccoli hanno 2 o 3 anni, quelli grandi 8 o 9. Quasi tutti sono sieropositivi dalla nascita. E alcuni hanno già bisogno dei farmaci antiretrovirali (Arv), le sostanze che rendono possibile una vita normale a chi ha il sistema immunitario minato dall’Hiv. In Africa, però, trovarli è difficile come fare un cocktail di luna, Mar Rosso e foglie verdissime. Al Centro di trattamento ambulatoriale del quartiere Kabinda una volta al mese si riunisce il gruppo di supporto di Medici senza frontiere per i bambini malati. Qui gli Arv, quelli «generici» prodotti in India a basso costo, vengono distribuiti gratis. In tutto sono un centinaio i minori sotto terapia in questo avamposto della lotta al male che nel 2006 ha contagiato altri 2 milioni e 800 mila africani e a più di 2 milioni ha tolto la vita. Rilevazioni condotte dal ministero della Sanità sulle donne incinte, considerate un campione probante, dicono che oggi nella Repubblica democratica del Congo ci sono 7 milioni di persone sieropositive: circa 1 milione e 200 mila vivono con l’Aids e ad almeno 160.000 servirebbero gli Arv. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità li riceve un misero 5%. Nessuno sa quanti siano in città, o nel resto di un Paese che è poco più piccolo dell’Europa occidentale, i bambini che avrebbero bisogno di cure per l’Hiv. La sola cosa certa è che sono tanti e che per loro i farmaci, semplicemente, qui non ci sono. «Nel mondo — attacca Msf — si producono poche formulazioni pediatriche degli antiretrovirali perché i bambini non rappresentano un mercato appetibile per le industrie». E ancora: «Quelli che ci sono costano troppo.
Per la terapia di un bimbo di 14 chili ci vogliono circa 1.300 dollari l’anno, contro i 200 necessari a trattare un adulto». L’ostacolo principale si chiama povertà. Alcuni Arv vanno conservati in frigorifero e anche questo è un problema quaggiù: «Frigo? A volte non ce l’hanno nemmeno gli ospedali» dice Anja, una belga di 33 anni, coordinatrice del progetto Hiv di Msf a Kinshasa. Milioni di bimbi infetti Medici senza frontiere cerca di scuotere coscienze e governi: «Al mondo ci sono circa 2 milioni e 300 mila bambini affetti da Hiv/Aids; oltre 2 milioni vivono in Paesi poveri: 660 mila sono a uno stadio della malattia che richiederebbe terapie Arv, ma solo una minoranza le ottiene. Ogni giorno 1.500

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