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Per la sanità più luci che ombre.

La Finanziaria approvata dal governo Prodi, insegna in primo luogo una cosa: i numeri contano più delle ideologie, dei principi, delle promesse elettorali. La parola “ticket”, vista da una parte dei sindacati e del centrosinistra come il nemico da abbattere, è invece entrata di forza nella manovra economica relativa alla sanità. Evidentemente i vincoli oggettivi che derivano dalle pessime condizioni finanziarie del Paese, sono più forti delle opinioni soggettive. Per fortuna la vita è così: il pericolo è trincerarsi dietro le proprie convinzioni. Perciò avendo scritto negli ultimi anni che la gratuità totale del Servizio sanitario nazionale andava rivista, facendo pagare di più a chi può e mantenendo le esenzioni per i meno abbienti, non posso che condividere le decisioni prese. Oltretutto la compartecipazione del cittadino alla spesa per visite specialistica e diagnostica, come anche il ticket per il pronto soccorso senza ricovero, sono già in atto totalmente e parzialmente in regioni amministrate dal centrosinistra e dal centrodestra. L’opposizione che grida alla “macelleria sociale” dovrebbe essere più attenta agli slogan, perché dove governa applica le stesse misure economiche varate ora da Prodi. D’altra parte gli assessori devono innanzitutto “far di conto”: il partito di appartenenza viene dopo.
Andiamo al cuore della manovra. Per le visite specialistiche oggi si pagano 36,15 euro; viene aggiunta una quota fissa (per un massimo di 8 prestazioni) di 10 euro; le prestazioni non urgenti di pronto soccorso e senza ricovero si pagheranno 23 euro per la visita, più 18 per eventuali accertamenti. Gli esenti (anziani, per reddito e per patologia) restano tali. Sono poi previste riduzioni dei prezzi dei farmaci di fascia A, dei dispositivi medici e delle tariffe dei laboratori di analisi. Se quest’ultima favorisce gli utenti, le riduzioni dei prezzi colpiscono le aziende farmaceutiche e sanitarie: si vedrà se la decisione influirà negativamente sugli investimenti e sulla ricerca dei privati. Tra ticket e tagli ai prezzi forse si arriverà a tre miliardi di euro da utilizzare.- Comunque le risorse complessive salgono a 101,3 miliardi: 6 in più rispetto all’ultima finanziaria. È un successo del ministro Turco? Lo dirà l’impiego dei finanziamenti. Di fatto lo stanziamento continua a crescere ad un tasso del sei per cento annu come con Berlusconi.
Però metà dei soldi in più saranno investiti per ammodernare ospedali e per aprire nuovi servizi. Finalmente le Regioni del Sud avranno apparecchiature di radiodiagnostica e radioterapia, ci saranno strutture residenziali per i malati gravissimi, nasceranno unità spinali nelle zone sprovviste, aumenteranno gli screening oncologici e vedremo più iniziative per la salute della donna. La manovra prevede anche strutture per l’assistenza odontoiatrica affinché le prestazioni siano a carico pubblico. Se si riuscirà nell’intento molti italiani ne saranno grati: oggi curarsi i denti è un costoso privilegio. C’è poi la parte sulla “legalità”.- Sappiamo che le truffe sanitarie sono una piaga che deruba risorse. Adesso vengono inasprite le pene per le categorie professionali (farmacisti e non solo): gli Ordini che diranno? Sulla prevenzione, infine, sono previsti il divieto di vendere sostanze alcoliche ai minori di 18 anni (torneremo sull’argomento) e il divieto di vendita di alcol sull’autostrada: decisione saggia.
Se questo è, in sintesi, l’impianto, resta una impressione: che su risparmi, tagli, sprechi, inappropriatezze, si poteva fare di più.- Forse perché si rinvia alle Regioni per competenza? Ma se poi quest’ultime sforano i bilanci, i cittadini dovranno subire, a seconda della zona di appartenenza, inasprimenti fiscali locali? E perché i campani o i siciliani devono pagare per gl

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