Reggio Emilia. «L’azienda ospedaliera ignora i medici di base»

Reggio Emilia. «L’azienda ospedaliera ignora i medici di base»

 

Euro Grassi, direttore provinciale della Fimmg, interviene sui recenti tagli «Se le risorse fossero ripartite con spirito manageriale sarebbero sufficienti»

«La situazione è drammatica. Il calo dei finanziamenti è un dato di fatto. Il buco c’è e anche la sanità reggiana è in rosso. Ma quello che manca è un approccio manageriale: i soldi a disposizione sarebbero sufficienti se si partisse dalla domanda “quali sono le priorità dei cittadini?”. Euro Grassi, segretario provinciale della Fimmg (federazione italiana medici di famiglia) non ha alcuna intenzione di arrendersi docilmente alle richieste della Regione e ancora meno di allinearsi alle posizioni «di un’azienda ospedaliera – mette subito in chiaro Euro Grassi – che non si rapporta assolutamente con i medici di base».

Partiamo dai tagli. Cosa vi chiede la Regione ?

«Ci vengono a mancare oltre 15 milioni di euro senza tenere in minima considerazione alcuni dati di fatto: i medici di base della provincia di Reggio forniscono 99 milioni di euro al servizio sanitario nazionale costando un terzo rispetto ai medici ospedalieri. Quale medico ospedaliero si paga l’ambulatorio? La verità è che siamo dei benefattori e nessuno ce lo riconosce. La Regione ci ha presentato una bozza di rientro per i medici generali che come federazione abbiamo bocciato: la richiesta era quella di risparmiare sui farmaci per creare un fondo con il quale finanziare le cure primarie. Quando le cure primarie sono da considerare fondamentali per salvare il sistema sanitario. Senza dimenticare che la Regione finisce con le sue scelte per ostacolare l’associazionismo dei medici così come l’H24 richiesti dal decreto Balduzzi».

Vi sentite puniti?

«Ci è stato detto, in sede regionale, che il settore dei medici di base ha avuto meno tagli rispetto ad altri settori. Peccato che, da sempre, siamo i più penalizzati».

Se la Regione non riconosce la vostra importanza, qual è il rapporto con l’Azienda ospedaliera?

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