«Regole pazzesche, altro che tagli» Le case farmaceutiche contro Monti

«Regole pazzesche, altro che tagli» Le case farmaceutiche contro Monti

Giorno – Carlino – Nazione di domenica 7 ottobre 2012, pagina 22

di Perego Achille

MILANO «DEVASTANTE» e «pazzesca». Non usa mezzi termini Lucia Aleotti, vicepresidente del gruppo Menarini (16mila dipendenti, 3 miliardi di euro di ricavi e presenza in cento Paesi) per esprimere la rabbia di chi, tutti i giorni, investe, produce ed esporta i farmaci made in Italy e si vede tagliare le gambe dall’entrata da cartellino rosso del Governo. Che ha lanciato pesanti bordate sull’industria farmaceutica italiana. Duecento venti aziende che fatturano 25 miliardi (il 61% esportati), ne investono 2,6 e hanno 65mila occupati, oltre il 90% dei quali laureati o diplomati, sottolinea Sergio Dompè, presidente dell’omonimo gruppo ed ex presidente di Farmindustria.

NEL MIRINO dei produttori italiani di farmaci (secondi in Europa solo a quelli tedeschi) c’è soprattutto la norma che prevede l’obbligo, per i medicinali con brevettò scaduto (il 90% di quelli prescritti) di indicare in ricetta solo il principia. attivo. Una norma devastante perché, avverte Lucia Aleotti «ha come unica ratio quella di distruggere il sistema industriale italiano. Non si può dire che, il settore farmaceutico non abbia fatto la sua parte: negli ultimi cinque anni abbiamo contribuito al contenimento della spesa con 11 miliardi». Adesso la spending review impone un altro taglio di 1,8 miliardi.

MA QUESTA norma è anche pazzesca perché «lo Stato non risparmia un centesimo dato che per ogni principio attivo già rimborsava solo il prezzo più basso disponibile sul mercato». Così, togliendo di fatto libertà di scelta al paziente, l’unico effetto è colpire i farmaci di marca («Per gli antibiotici da agosto abbiamo registrato un calo anche del 50%») e favorire i generici, copie fabbricate fuori dall’Italia che non richiedono 15 anni di studi e sperimentazioni (con investimenti da oltre 1 miliardo) per scoprire un nuovo farmaco. «Dietro ogni, prescrizione che emigra — aggiunge Aleotti — c’è una scatoletta che non viene prrodotta in Italia mettendo in serie difficoltà fabbriche e posti di lavoro (diecimila) e lo Stato sarà costretto a pagare Cig e licenziamenti. «Mi fa impazzire pensare che un Paese con un bisogno mortale di rilanciare crescita e occupazione abbia approvato una legge che avrà, se non sarà cambiata, conseguenze drammatiche».

IN DIECI ANNI i prezzi dei farmaci rimborsati sono scesi del 38% e oggi, ricorda Dompè «la nostra spesa farmaceutica è la più bassa d’Europa». Sotto i 180 euro per italiano contro una media europea oltre i 250 e ormai molti farmaci di classe A «hanno prezzi scandalosamente bassi. Una terapia mensile può costare da 3 a 5 euro, 10-15 contesimi al giorno «Lo

Related posts