
Il disegno di legge sulle semplificazioni è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale ed è entrato in vigore il 18 dicembre.
Con l’approvazione definitiva del Ddl Semplificazioni, la Camera ha dato il via a una rivoluzione che riguarda direttamente milioni di italiani: la ricetta medica valida un anno (art. 62.2). Una novità strutturale,
non una sperimentazione, destinata a riscrivere l’organizzazione della medicina territoriale e a ridurre drasticamente il tempo perso dai pazienti per ottenere la continuità terapeutica.
Secondo il Ddl semplificazioni, il paziente riceve una prescrizione annuale che garantisce una terapia continuativa per 12 mesi (NdR: con la possibilità di sospendere o modificare la terapia per motivi di appropriatezza clinica). Il medico continua a occuparsi della parte clinica, mentre la gestione del ritiro dei farmaci diventa un processo distribuito nel tempo e nelle mani della farmacia.
Il meccanismo è costruito in modo lineare e protetto. Il medico di famiglia indica sulla ricetta la terapia, la posologia e il fabbisogno necessario a coprire fino a un anno.
Il Ddl disponeva che il paziente non ritirasse subito l’intero quantitativo: la distribuzione doveva avvenire mese per mese, direttamente in farmacia, senza dover tornare dal medico. Avevamo fatto notare che era una evidente stortura e un ulteriore disagio per i pazienti. Numerose anche le proteste sui social per questa disposizione.
Il Ddl semplificazioni disponeva che per l’attuazione dell’articolo 62 il Ministero della Salute, sempre di concerto con il MEF, doveva intervenire con decreti attuativi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge anche al fine di garantire che dalle stesse non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Ora, secondo quanto riporta Quotidianosanità, lo schema di decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del PNRR”, è in attesa di essere inviato al Consiglio dei Ministri.
Nell’articolo 15 dello schema di DL si dispone come ridurre gli adempimenti burocratici per pazienti e medici, garantendo al contempo una più sicura continuità terapeutica.
Le novità principali riguardano la prescrizione dei farmaci. Il comma 1 modifica la normativa vigente (d.l. 347/2001) introducendo tre importanti cambiamenti per i pazienti cronici. In primo luogo, il numero massimo di pezzi di farmaci prescrivibili per ricetta viene aumentato da 6 a 12. In secondo luogo, la durata della validità della prescrizione medica viene raddoppiata, passando dagli attuali 180 giorni a 360 giorni (un anno solare). Per evitare accumuli e sprechi, la norma precisa che, alla dispensazione, il
farmacista consegnerà periodicamente un numero di confezioni sufficiente a coprire 90 giorni di terapia alla volta, pur sulla base della ricetta annuale.
Se è così come riporta Quotidianosanità non è un Decreto attuativo ma è un Decreto Legge che, una volta approvato dal Consiglio dei Ministri, entra subito in vigore ma deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decade retroattivamente.
Il DL 347 del 2001 (Decreto Legge 18 settembre 2001, n. 347) era un provvedimento urgente che aveva introdotto importanti misure di controllo e razionalizzazione della spesa sanitaria, focalizzandosi sul Patto di stabilità interno per le Regioni e su regole più stringenti per la prescrizione e dispensazione dei farmaci.
Comunque sia si dovrebbe arrivare alla dispensazione sufficiente a coprire 90 giorni di terapia.




