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Sigma Tau: 569 in cassa integrazione. Un urlo: “Promesse non mantenute”

ROMA – L’azienda farmaceutica Sigma Tau ha messo 569 lavoratori del suo stabilimento di Pomezia in cassa integrazione straordinaria. Le misure promesse, denuncia Anna Feleppa in una mai, non sono state garantite ai lavoratori. L’annuncio dell’azienda lo scorso 17 gennaio parlava di circa 400 lavoratori per 12 mesi in cassa integrazione, di cui solo 200 nello stabilimento di Pomezia. Dopo le proteste dei lavoratori di Pomezia, che hanno coinvolto anche il calciatore Francesco Totti, la Cisl ha firmato un accordo con la Sigma Tau il 23 febbraio. L’Idv aveva chiesto al ministro del Welfare Elsa Fornero di intervenire sul delicato caso. Ma ad un mese quasi dall’accordo il governo, impegnato nella riforma del lavoro e dell’articolo 18, non è sembrato interessato a risolvere il problema.

In una lettera Anna Feleppa della Sigma Tau di Pomezia denuncia le odierne condizioni dei lavoratori dell’azienda farmaceutica: “I delegati sindacali ed Unindustria hanno firmato un accordo per il quale era stato indetto un referendum tra i lavoratori, dal quale il documento è uscito approvato. Viziato però dal fatto che a votare sono stati chiamati tutti i lavoratori, non solo quelli posti in cassa integrazione, con evidente danno per quelli “sfortunati”, inoltre la votazione ai lavoratori della rete esterna è stata comunicata tramite invio di telegramma, che in alcuni casi è giunto dopo che la votazione aveva avuto luogo”.

Non solo sono state denunciate irregolarità nel voto del referendum, ma la Feleppa ha spiegato che le misure promesse non sono state rispettate: “La direzione non ha ancora ad oggi posto in essere le seppur inadeguate misure che aveva promesso, quale ad esempio una rotazione per le figure professionali che lo consentivano […] – e aggiunge – Inoltre ad alcuni lavoratori “sopravvissuti” sono stati imposti trasferimenti di centinaia di chilometri di distanza dalla propria abitazione e dalle abituali zone di lavoro. Dopo aver compreso in quella che è stata giustamente definita “macelle

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