STOP AL COLESTEROLO, AFFARE MILIARDARIO

STOP AL COLESTEROLO, AFFARE MILIARDARIO

 

Avere il colesterolo alto fa male al cuore ed è antieconomico. Ridurre l’ipercolesterolemia allunga la vita e non solo. Attuare strategie preventive potrebbe tradursi per la sola Italia in un risparmio di quasi tre miliardi di euro l’anno in spese sanitarie a partire dal 2010. L’analisi fa parte di uno studio di previsione promosso dalla Fondazione della Società italiana di medicina generale (Simg) e realizzato dal gruppo del professor Vincenzo Atella, economista all’Università "Tor Vergata" di Roma.
I risultati dell’indagine, che si è servita dei dati clinici raccolti negli studi di 796 medici di medicina generale per un totale di 1.532.357 pazienti, sono stati oggetto di dibattito tra clinici, farmacologi ed economisti nel recente incontro dedicato al tema "Prevenzione cardiovascolare: costo o investimento?". "Lo studio aveva un obiettivo: capire se un efficace intervento terapeutico sul colesterolo ai fini della prevenzione delle malattie cardiovascolari potrebbe portare a un risparmio dei costi e in che misura nell’arco di alcuni decenni", spiega Atella. "I dati ottenuti ci permettono un certo ottimismo, basti dire che se da oggi si potesse attuare una prevenzione primaria e secondaria ottimale sull’ipercolesterolemia, entro fine anno sarebbe possibile un risparmio di 1,5 miliardi di euro".
Ridurre l’eccesso di colesterolo nel sangue, indicato tra i fattori di rischio più importanti insieme a diabete, fumo e obesità, potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia per impedire l’implosione della spesa sanitaria. Il trattamento delle cardiopatie costa all’Europa 192 miliardi di euro l’anno, l’80% di esse è correlato a quattro principali fattori di rischio: diabete, ipertensione, colesterolo elevato e fumo.
Il previsto incremento della popolazione diabetica entro il 2020 porterà a tre milioni di decessi per diabete aggravato dall’ipercolesterolemia con un aumento dei costi globali di assistenza sanitaria pari a 63 miliardi di euro annui. Le statine, introdotte alla fine degli anni Ottanta, sono piuttosto conosciute e la loro efficacia sul colesterolo è ampiamente dimostrata, tuttavia nella pratica clinica manca la prescrizione ottimale di questi farmaci e non c’è una buona aderenza dei pazienti alla terapia. "Impostare la prevenzione primaria con cambiamenti dello stile di vita e la prevenzione secondaria con l’utilizzo di farmaci per le persone a medio e alto rischio senza raggiungere l’obiettivo terapeutico – riduzione del colesterolo LDL sotto i 70mg/dl – è un duplice spreco economico", afferma Claudio Cortese, ordinario di biochimica clinica all’Università "Tor Vergata" di Roma, "perché si prescrivono inutilmente farmaci, non si prevengono le complicanze e non si riducono i ricoveri". In caso contrario nell’arco dei prossimi 20 anni si potrebbe realizzare un risparmio complessivo netto di quasi 60 miliardi di euro e di oltre 120 miliardi al 2050.

di Mariapaola Salmi

La Repubblica – Supplemento salute – 17 luglio 2008 pag. 5

af

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