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Toscana, pressing sulle farmacie per estendere la dpc

È una marcatura stretta quella che la Regione Toscana sta esercitando sulle farmacie del territorio perché rivedano il proprio no alle gare d’acquisto centralizzate sui farmaci di fascia A. Pressioni alle quali è sempre più difficile resistere, tanto che Federfarma regionale ha già fissato per domenica 13 novembre un’assemblea di tutti i titolari toscani. I termini del dilemma che grava sulle farmacie sono noti: il primo avviso era arrivato a dicembre con la finanziaria regionale 2011, che all’articolo 14 proponeva per la prima volta accordi «con le associazioni sindacali delle farmacie convenzionate» con i quali individuare «ulteriori modalità per l’erogazione sul territorio di farmaci e dispositivi medici acquistati direttamente dal Servizio sanitario regionale»; poi, a marzo, le prime sperimentazioni dell’accordo con i medici di famiglia che affida alle Asl il recapito a domicilio dei farmaci di fascia A per i pazienti cronici complessi; infine, a maggio, la delibera sulla clausola di salvaguardia per gli equivalenti con prezzo non allineato alle nuove quote Aifa, che al punto 4 ordina alle Asl di potenziare «la distribuzione diretta agli assistiti dei farmaci off patent fino al raggiungimento di una quota percentuale non inferiore al 15 % dei consumi 2010». Tre tasselli di un mosaico che in sostanza mira a estendere i meccanismi della dpc all’intero prontuario dei farmaci rimborsati: la Regione acquisterebbe con gare per categoria terapeutica omogenea, off patent e branded assieme, vinca chi offre di meno; le farmacie dispenserebbero in cambio di una quota fissa a pezzo, come appunto già avviene nella distribuzione per conto. «Sono mesi che l’amministrazione preme per arrivare a quell’intesa prospettata dalla finanziaria» spiega il presidente di Federfarma Toscana, Marco Nocentini Mungai [nella foto] «e finora siamo riusciti a tergiversare. Ora però una posizione va presa, anche perché ci sono indizi che fanno sospettare un’intensificazione della distribuzione a domicilio ai pazienti cronici». Di qui la convocazione dell’assemblea: «Voglio che i tutti i titolari toscani siano messi al corrente dei termini del problema» prosegue «e che assieme si decida il da farsi: voglio un mandato chiaro per aprire una trattativa o dire definitivamente no. Perché stiamo parlando di un accordo che coinvolgerebbe il 70-80% dei farmaci destinati alle terapie croniche, il cui acquisto verrebbe tolto ai titolari e preso direttamente in carico dalla Regione. Un’eventualità che tra le altre cose comporterebbe il rischio di uno choc finanziario per un paio di centinaia di farmacie, perché nella fase iniziale verrebbe a mancare il flusso finanziario che oggi permette a molti farmacisti di avere dilazioni sui pagamenti a 120 giorni».

3 novembre 2011 

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