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Lettere alla Redazione. “La gestione sanitaria”

Riceviamo e pubblichiamo:

Non essendo elettoralmente conveniente risparmiare sul costo del personale si cerca -in tutti i modi- di risparmiare violando i diritti dei cittadini.

Si desidera fare credere, che gli sperperatori delle pubbliche risorse si annidino proprio tra gli utenti dei servizi assistenziali.

In particolare gli anziani, che – certamente – hanno maggiori necessità di utilizzo.

Si è intervenuti sui farmaci: a colpi di decreti legge, obbligando farmacisti e medici, con minacce neanche troppo velate, a sostenere e prescrivere farmaci non originali.

Si sta intervenendo con la dismissione di reparti, piccoli ospedali decentrati e strutture non economicamente produttive.

Con il risultato di rischi potenziali evidenti per chi abita in paesi decentrati o di difficile collocazione geografica.

Si desidera intervenire sulle analisi: se ne fanno troppe inutili, anche se ho il terribile sospetto, che qualcuno ne possa approfittare per sostenere l’equazione inutilità direttamente proporzionale ai costi.

Brutta parola la “prevenzione”.

Abbiamo più di 80 anni?    “Inutile l’accanimento terapeutico.”

Meglio accompagnare questi anziani al traguardo finale senza, magari, farli soffrire…

Le nostre mamme, i nostri padri, nonni -certamente- diventano, improvvisamente, centri di spesa ingombrante.

Guai a sperperare danaro pubblico.

Signor Presidente del Consiglio, signora Ministro della Salute, Signori Direttori Generali delle ASL: forse avete dimenticato -tutti- che quei soldi sono i nostri.

Li abbiamo pagati mese dopo mese, anno dopo anno con tanta fatica e non abbiamo dato soldi “copiati”; ci hanno costretto a delegare lo Stato alla loro gestione, per utilizzarli nel momento del bisogno.

Se voglio fare una tac perché mi fa male un ginocchio non devo chiedere l’autorizzazione a nessun Direttore Generale: altrimenti si violerebbero diritti elementari.

Se i politici hanno speso i nostri soldi per fare altro, attingendo ai fondi di assistenza occorrerà spiegarlo ai lavoratori, che hanno sostenuto il sistema.

Si era parlato di risparmi attraverso l’unificazione dei centri di costo e di confronto dei prezzi  tra le varie regioni, per scegliere il materiale più conveniente a parità di  qualità: possibile, che -nell’era dei computer- sia tanto difficile verificare e confrontare i costi?

Tre sono le cose ipotizzabili: o non sapete o non volete o non potete fare.

C’è anche una quarta possibilità a cui non voglio pensare: errori o negligenze; in tutti e due i casi si dovrebbero interessare le Procure della Repubblica per quanto di competenza.

Fabio Carinci – 09/11/2015

Notizia correlata: Beatrice Lorenzin: “Chi può pagarsi l’antibiotico lo faccia: è una questione di civiltà”

Redazione Fedaisf

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