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Nerviano. Crisi NMS e NerPharMa: quando la finanza gioca a fare l’industriale

La vertenza NMS/NerPharMa è molto più di una "crisi aziendale": è un banco di prova su che cosa vogliamo fare, in Italia, della ricerca, della produzione farmaceutica e del lavoro qualificato

Riceviamo e pubblichiamo. Condividiamo con l’Autore di dare voce ai lavoratori, chiarendo che non sono loro il problema, ma anni di mancati investimenti e scelte gestionali discutibili.


Crisi NMS e NerPharMa: quando la finanza gioca a fare l’industriale

(di Bruno Pepi – RSA AllCa CUB, NerPharMa)

Negli ultimi mesi il nome Nerviano è tornato sulle pagine dei giornali non per una nuova molecola contro il tumore, ma per licenziamenti, tavoli al MIMIT e rischio smantellamento del più grande polo di ricerca oncologica italiano.
(Fonte: Sempione News +1)

Al centro di questa vicenda non c’è solo una crisi aziendale. C’è uno scontro silenzioso tra due logiche: quella della finanza, rappresentata dal fondo proprietario PAG, e quella dell’industria, fatta di impianti, GMP (NdR: Good Manufacturing Practices), FDA, manutenzione, turni, errori, ma anche competenze accumulate in decenni.
(Fonte: Il Giorno)

Quando la finanza gioca a fare l’industriale, il conto – alla fine – lo pagano sempre gli stessi: i lavoratori e il territorio.

1. Il paradosso Nerviano: licenziamenti in un polo strategico.

Il gruppo NMS si trova oggi con: 73 esuberi su 123 in Nerviano Medical Sciences, nel cuore della ricerca oncologica;
(Fonte: Il Giorno)

31 licenziamenti su 43 in BioNerviano, azienda di servizi essenziali per il sito;
(Fonte: Sempione News +1)

una procedura di licenziamento collettivo sospesa fino al 10 dicembre dopo l’intervento del MIMIT, per consentire di valutare le quattro manifestazioni di interesse per il ramo ricerca.
(Fonte: Ministero Innovazione e Transizione Digitale +1)

Paradossale: mentre il Ministero riconosce il valore strategico del sito e cerca soluzioni industriali, il fondo proprietario ha impostato la partita su tagli, esuberi e dismissioni progressive.

2. NerPharMa: asset strategico o pedina di bilancio?

In questo quadro, NerPharMa è l’elemento più delicato e contraddittorio: è l’unico asset produttivo del gruppo con doppia autorizzazione AIFA/FDA;
(Fonte: Il Giorno +1)

ma ha ricevuto un “cartellino giallo” dalla FDA, con sospensione dell’approvazione di nuovi prodotti legati a NerPharMa, in particolare per il cliente Xspray, che valeva circa il 50% della produzione;
(Fonte: LegnanoNews +1)

l’azienda dovrà adottare misure correttive GMP, Good Manufacturing Practices, (quality unit, documentazione, impianti) proprio mentre è al centro di una trattativa di vendita.
(Fonte: LegnanoNews +1)

Qui esplode il paradosso: per anni non si è investito in modo strutturale su impianti, automazione, digitalizzazione della qualità. Oggi, però, si pretende che i lavoratori reggano il peso di una ispezione FDA decisiva, dentro un contesto di incertezza proprietaria e di mancato ricambio tecnologico.

In altre parole: la finanza ha tirato il limone, ora tocca agli operai e ai tecnici spremere anche la buccia.

3. La logica del fondo: breve periodo, lunga scia di problemi

La traiettoria è chiara: un fondo di investimento straniero acquista un polo strategico;
(Fonte: Il Giorno +1)

si concentrano le risorse dove il ritorno è più rapido (licenze, partnership, spin-off, cessioni immobiliari);
gli investimenti strutturali sui siti produttivi vengono rinviati, ridotti, frammentati; quando la situazione diventa complessa (FDA, concorrenza, margini), la risposta non è un piano industriale, ma licenziamenti e vendita di pezzi del gruppo.
(Fonte: Collettiva +1)

Questa logica è perfettamente “razionale” per un fondo.
Ma è devastante per un sito come Nerviano, che vive di tempo lungo: ricerca, sviluppo, validazioni, GMP, relazioni con le agenzie regolatorie.

La ricerca oncologica non va allo stesso ritmo di un Excel.

4. Le responsabilità di gestione: non è “colpa dei lavoratori”

In queste settimane è emersa, anche pubblicamente, una narrativa pericolosa:
la colpa della situazione sarebbe di personale negligente, di reparti che “non performano”, di chi non si adegua abbastanza in fretta.

Questa lettura – oltre a essere offensiva – serve a spostare il focus: dai mancati investimenti in impianti e infrastrutture GMP;
(Fonte: Fedaiisf +1)

dal sottodimensionamento strutturale della Quality Unit;
(Fedaiisf)

dalla scelta di puntare su consulenze e top management, più che su manutenzione, formazione, turn over tecnico;
(Fonte: LegnanoNews +1)

dalla decisione di procedere con licenziamenti mentre lo stesso MIMIT chiedeva un congelamento per valutare alternative industriali.
(Fedaiisf +1)

Se passa l’idea che “il problema sono i lavoratori”, diventa più facile: negare o ridurre l’accesso ad ammortizzatori come la CIGS;

presentare la crisi come un tema “di performance interna”, non di strategia proprietaria;

scaricare la responsabilità su chi ogni giorno tiene in piedi produzioni, batch record, ispezioni, deviazioni, CAPA.

Chi conosce i reparti sa una cosa molto semplice: senza il lavoro quotidiano, spesso in condizioni non ottimali, NerPharMa e NMS sarebbero già spente da un pezzo.

5. Il ruolo del MIMIT e delle quattro manifestazioni di interesse

Il tavolo al MIMIT e la sospensione dei licenziamenti non sono la soluzione, ma aprono una finestra:

ci sono quattro soggetti industriali interessati al ramo ricerca;
(Fonte: Min. Innovazione e Transizione Digitale +1)

si valuta un percorso di reindustrializzazione che eviti la dispersione del know-how e salvi il polo oncologico;
(Fonte: Fedaiisf +1)

il futuro di NerPharMa è legato anche all’esito dell’ispezione FDA del 5 dicembre e alla volontà del nuovo eventuale acquirente di investire davvero sugli impianti e sulla qualità.
(Fonte: Fedaiisf +1)

Qui sta il punto politico:

o il nuovo soggetto sarà un vero attore industriale, disposto a mettere qualche decina di milioni su impianti, digitalizzazione, qualità, o rischiamo un altro giro di giostra: vendite, tagli, precarizzazione, frammentazione del sito.

6. Che cosa chiedono (e possono chiedere) i lavoratori

Da lavoratore e RSA, la mia posizione è semplice:

Stop alla retorica della negligenza:
la crisi non nasce dal basso, ma da strategie proprietarie e scelte gestionali.

Trasparenza piena sui piani industriali:

– con chi si sta trattando,
– quali investimenti sono previsti per NerPharMa,
– quale ruolo avranno i lavoratori nel definire sicurezza, qualità, turni e carichi di lavoro.

Coinvolgimento stabile delle rappresentanze nei tavoli istituzionali (MIMIT, Regione) e nelle fasi di due diligence con i potenziali acquirenti.

Riconoscimento del valore del sito come bene industriale nazionale: non solo per i posti di lavoro, ma per la capacità di sviluppare e produrre farmaci oncologici in Italia.

7. Conclusione: la finanza passa, le persone restano

Un fondo può entrare, comprare, ristrutturare, rivendere. Può anche andare via lasciando dietro capannoni vuoti e competenze disperse.

Chi invece resta sul territorio, chi ha fatto nascere e crescere questo polo – tecnici, operai, ricercatori, impiegati – non può essere trattato come una variabile di aggiustamento di bilancio.

Per questo dico con chiarezza:

Non accetto la narrazione in cui i lavoratori sono il problema.
Il problema è un modello proprietario che ha giocato con un asset strategico come fosse una qualsiasi voce di portafoglio.

La vertenza NMS/NerPharMa è molto più di una “crisi aziendale”: è un banco di prova su che cosa vogliamo fare, in Italia, della ricerca, della produzione farmaceutica e del lavoro qualificato.

Se la finanza vuole continuare a giocare a fare l’industriale, allora qualcuno deve avere il coraggio di ricordare, ogni giorno, che senza chi lavora sul serio, nessun bilancio si chiude e nessuna FDA si supera.

Bruno Pepi
RSA AllCa CUB – NerPharMa


Le ultime notizie

Nms, licenziamenti sospesi. Spiraglio dal ministero

A Nerviano bocce ferme fino al 10 dicembre in attesa di verificare l’interesse di un soggetto industriale al rilancio del sito

Si ferma, almeno per ora, la procedura di licenziamento collettivo avviata da Nerviano Medical Sciences. Al termine dell’incontro di oggi al ministero delle Imprese e del made in Italy, la vertenza ha registrato una prima inversione di rotta: la procedura è sospesa fino al 10 dicembre.

TRATTATIVA RIAPERTA AL MIMIT

In quella stessa data le parti torneranno al tavolo ministeriale per verificare se esistono le condizioni concrete per un piano di reindustrializzazione del ramo d’azienda destinato alla dismissione. Un passaggio che potrebbe segnare il futuro del polo di ricerca milanese, unico in Italia interamente dedicato allo sviluppo di farmaci oncologici.

SI VALUTA UN SOGGETTO INDUSTRIALE INTERESSATO

Secondo quanto emerso dal confronto, un soggetto industriale avrebbe manifestato interesse per l’area produttiva. La sospensione, spiegano i sindacati, consentirà di approfondire la solidità di questa proposta e di individuare possibili soluzioni sostenibili per tutelare l’occupazione e il patrimonio scientifico di Nerviano.

LAVORATORI TRA SPERANZA E CAUTELA

Per i lavoratori è un segnale di respiro, dopo settimane di tensione e preoccupazione. “C’è speranza per Nms”, commenta la Filctem Cgil Ticino Olona, pur consapevoli che il tempo guadagnato dovrà essere usato per costruire risposte concrete, non solo rinvii.

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Comunicato MIMIT: NMS: sospeso licenziamento collettivo, Mimit in campo per reindustrializzazione con nuovo soggetto


Nota:

La storia

Il centro ricerche di Nerviano viene fondato nel 1837 con la farmacia Carlo Erba. Negli anni sessanta fa parte di Farmitalia, sucessivamente il centro entra a far parte di Farmitalia Carlo Erba. Nel ’93 Farmitalia Carlo Erba passa sotto il controllo di Pharmacia AG. Si susseguono diversi cambi societari prima come Pharmacia & Upjohn per arrivare poi all’acquisizione da parte di Pfizer nel 2003. Nel 2004 Pfizer decide di chiudere il centro di Nerviano. Giungono varie offerte di acquisizione tra cui quella di CFIC (Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione), già proprietaria dell’IDI di Roma, a cui verrà affidato il centro di ricerca milanese: nasce NMS (Nerviano Medical Sciences).

Nel 2009 CFIC comunica di essere intenzionata a dichiarare il fallimento per NMS. Nell’ottobre 2011 nasce la Fondazione regionale per la ricerca biomedica (www.frrb.it) che nel gennaio 2012 acquisisce il controllo del centro di ricerche milanese.

Nel marzo 2018, Hefei SARI V-Capital Management Co., Ltd., una società di investimento biotecnologica leader di mercato cinese con sede a Shanghai diventa l’azionista di maggioranza di NMS Group S.p.A. Il 10% del capitale rimane con FRRB. Nel dicembre 2021, Pacific Alliance Investment Group (PAG), una delle principali società di investimento, ha acquisito il 45% di NMS Group, diventando l’azionista di maggioranza.

La Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB), istituita dal Governo Regionale Lombardo con l’obiettivo di promuovere e sostenere la ricerca biomedica nella regione, ha concluso il suo investimento nel Gruppo NMS come azionista di minoranza nel 2024. Le azioni precedentemente detenute da FRRB sono state acquisite dall’azionista di maggioranza, Luxembourg Investment Company 240 S.à r.l., un’entità controllata da PAG (Pacific Alliance Group), una delle principali società di investimento alternativo dell’Asia Pacifico con 55 miliardi di dollari di attività in gestione.

Redazione Fedaisf

Promuovere la coesione e l’unione di tutti gli associati per consentire una visione univoca ed omogenea dei problemi professionali inerenti l’attività di informatori scientifici del farmaco.

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