
Farmaci veterinari troppo cari, Gemmato: “Il Governo interverrà per rendere sostenibili le terapie”
Dal caso della FIP felina alla riduzione del 46% degli antibiotici in zootecnia, il Sottosegretario alla Salute rilancia una strategia strutturata sui costi dei medicinali veterinari e sull’uso appropriato degli antimicrobici
Il costo dei farmaci veterinari, spesso più elevato rispetto agli equivalenti per uso umano a parità di principio attivo, è al centro dell’agenda politica del Governo. Intervenendo al Ministero della Salute nel corso
dell’incontro su antimicrobico-resistenza e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) organizzato da Fenagifar, il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha ribadito l’intenzione del Governo di rendere economicamente sostenibili le terapie veterinarie, sia per gli animali da compagnia sia per quelli da allevamento, richiamando l’esperienza della peritonite infettiva felina (FIP) e i risultati ottenuti sul fronte della riduzione degli antibiotici in zootecnia.
Farmaci veterinari: il nodo dei costi
“Il nostro Governo intende intervenire, e in parte lo ha già fatto”, ha affermato Gemmato, ricordando l’autorizzazione all’impiego in deroga del remdesivir per il trattamento della FIP. Un provvedimento che ha consentito l’accesso a una terapia salvavita per una patologia fino a pochi anni fa considerata invariabilmente letale.
Secondo il Sottosegretario, il tema oggi è compiere “l’ultimo step”, ovvero rendere sostenibile dal punto di vista economico il trattamento degli animali, superando interventi frammentari e costruendo una strategia organica sui farmaci veterinari. “È un impegno che il Governo può e deve prendere”, ha sottolineato.
Perché i farmaci veterinari costano di più
Sul tema delle differenze di prezzo tra medicinali veterinari e umani è intervenuto anche Federfarma, attraverso il presidente Marco Cossolo, che ha ricondotto il problema alla liberalizzazione dei prezzi del 1992.
Una scelta che, secondo Cossolo, non ha prodotto la riduzione dei costi auspicata: “La liberalizzazione ha funzionato solo in altri settori, come la telefonia. È un meccanismo che oggi va ripensato”. Un’impostazione che ha inciso in modo strutturale sui prezzi dei medicinali veterinari, lasciati alle dinamiche di mercato.
Antibiotici in zootecnia: -46% grazie alla ricetta elettronica
Nel suo intervento Gemmato ha richiamato anche i risultati ottenuti sul fronte dell’uso degli antibiotici negli allevamenti.
“Il 50% del consumo complessivo di antibiotici in Italia riguarda la filiera zootecnica – ha ricordato – ma a differenza di quanto avviene nella sanità umana, qui i consumi sono in sensibile riduzione”.
I dati parlano di un -46% rispetto al 2016, un risultato che il Sottosegretario ha attribuito al sistema di tracciabilità garantito dalla ricetta veterinaria elettronica, all’acquisto dei medicinali attraverso canali dedicati e all’applicazione delle strategie di stewardship previste dal Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (Pncar).
One Health e Farm to Fork: una strategia che guarda anche alla salute umana
La riduzione dell’uso di antimicrobici in veterinaria non ha solo un impatto sul benessere animale, ma rientra pienamente nell’approccio One Health, dal momento che l’esposizione agli antibiotici può avvenire anche indirettamente attraverso la catena alimentare.
Il risultato italiano, ha ricordato Gemmato, è in linea con gli obiettivi europei della strategia Farm to Fork, confermando come la digitalizzazione e il controllo dei flussi di farmaco rappresentino strumenti centrali sia per la sostenibilità economica sia per la tutela della salute pubblica.
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