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Ancora sui generici in ricetta

Introdurre nella normativa farmaceutica l’obbligo per il medico di prescrivere il principio attivo o di indicare nella ricetta la facoltà, per i pazienti, di acquistare un farmaco generico a più basso costo, sostituibile a quello prescritto. Lo chiede l’Antitrust in una segnalazione inviata a governo e Parlamento. Per l’Autorità questa misura potrebbe ridurre gli effetti del conflitto di interessi in medicina legato al finanziamento, da parte delle imprese farmaceutiche, delle spese di viaggio e di ospitalità in occasione di corsi, convegni, congressi e visite ai laboratori e ai centri di ricerca aziendali.

Contestualmente verrebbe favorita la concorrenza fra farmaci, incentivando l’utilizzo dei farmaci generici o, in ogni caso, di quelli a più basso costo, facilitando la riduzione della spesa farmaceutica a carico delle famiglie e del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo l’Autorità dovrebbe in ogni caso essere fatta salva la possibilità, per il medico, di specificare, per motivi clinici, la non sostituibilità del farmaco. La segnalazione adottata si inquadra nel processo di razionalizzazione e risparmi a cui il settore e’ chiamato e che nei giorni scorso ha portato Farmindustria ad annunciare la sospensione di convegni e congressi, ottenendo il consenso della stessa Antitrust, che tuttavia ritiene preferibili misure come quella proposta, ritenuta più in grado di favorire la concorrenza e il confronto tra farmaci equivalenti. L’Antitrust sottolinea comunque che l’ospitalità dei medici a carico del settore farmaceutico rappresenta “un aspetto rilevante, anche se non esaustivo, del conflitto di interessi in medicina. Si tratta di un fenomeno da mettere sotto osservazione e disciplinare, anche per evitare distorsioni della libera concorrenza”.

Più in generale il conflitto di interessi in medicina, secondo l’Antitrust, “è collegato ad una più vasta tela di relazioni tra ricerca scientifica, farmacologia, prevenzione e cura, industria farmaceutica. La soluzione del problema va cercata prima di tutto sul terreno etico e nell’aumento delle risorse pubbliche da destinare alla ricerca scientifica”. Sul piano concorrenziale, il conflitto di interessi può comportare possibili distorsioni a favore delle industrie che spendono di più in finanziamenti di iniziative convegnistiche. Misure volte a favorire la concorrenza tra imprese e il confronto tra farmaci equivalenti sono dunque “senz’altro preferibili a interventi che inducano le imprese a riduzioni concertate del finanziamento delle spese di viaggio e di ospitalità per i medici”. Ciò almeno fino a quando l’intervento sulle risorse pubbliche nel settore interessato “non sarà adeguato alle necessità”. Da Doctornews 13-11-06

 
 

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