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Falconi commenta il Decreto Bersani

Il decreto Bersani “fra soci di capitale, pletora medica e tutela della salute è una miscela esplosiva a rischio deflagrazione”. Ad affermarlo in una nota è Mario Falconi, segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia), che si fa portavoce della speranza dei ‘camici bianchi’ di non dover “arrivare a praticare, in spirito di unità e sintonia con tutte le rappresentanze sindacali e ordinistiche dei medici, dure forme di protesta e di lotta” contro le norme contenute nello stesso Dl.

“Il metodo seguito nell’elaborazione della normativa su materie tanto delicate come la tutela della salute dei cittadini, inoltre – prosegue Falconi – è incomprensibile e anche pericoloso. Rendere operative delle norme di legge e solo dopo iniziare un confronto non ci appare come il miglior sistema di fare politica in un Paese democratico. Valutiamo positivamente alcune correzioni di rotta, tra le quali quella del riconoscimento di un ruolo importante degli ordini professionali sulla veridicità e trasparenza del messaggio pubblicitario. Ma non riusciamo a digerire, tra le altre, la norma che facilita l’ingresso di soci di capitali in sanità, senza regole né limiti, in quanto la ‘mission’ che costoro perseguiranno sarà prevalentemente, se non esclusivamente, il profitto e non già la tutela della salute. Ciò è ancora più grave soprattutto in un Paese, come il nostro, nel quale già oggi molti medici, a causa della pletora, sono costretti a operare con tariffe a dir poco indecorose”.

“Ci appare difficile, inoltre – continua Falconi – capire e immaginare come si possano parametrare le parcelle, in sanità, con il raggiungimento degli obiettivi perseguiti. Siamo assolutamente in sintonia con quanto affermato dal presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco, ritenendo con lui che alla fine della non certo esaltante pagina politica del Decreto Bersani, si possa e si debba aprire una rapida e incisiva stagione di confronto per ridare dignità vera a tutti i professionisti medici italiani e ai loro ordini professionali, nel primario interesse della salute dei cittadini”.

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