“BIG PHARMA, COGLI L’ATTIMO”

“BIG PHARMA, COGLI L’ATTIMO”

 Vendite mondiali: raddoppio in 13 anni Ma il business va rivoluzionato. «Ti compro (=compro i tuoi prodotti) se vali». E «Vali se fai ricerca». Big Pharma dovrà farci l’orecchi presto i Governi parleranno e agiranno così, in un mercato farmaceutico mondiale destinato a raddoppiare di valore entro il 2020, quotando 1.300 miliardi di dollari. Un pozzo di soldi da cui potrà attingere solo chi sarà lesto a cogliere le opportunità, cavalcare il cambiamento, abbandonare un modello di business tanto alle corde da non riuscire a star dietro alla domanda mondiale di nuove cure. A tracciare l’oroscopo per le imprese delle cure è «Pharma 2020: The vision», nuovo report della società di consulenza internazionale PriceWaterhouseCoopers, presentato la settimana scorsa a Roma dai consulenti Franco Ancona e Massimo Dal Lago : cinquanta pagine fitte di dati e analisi che mettono a fuoco le sfide cruciali del prossimo decennio. Alle strette tra innovazione che latita, mercati finanziari diffidenti e regolatorio stringente le aziende avranno però la chance di una domanda mondiale senza precedenti che dovranno affrontare spostando finalmente la barra degli investimenti dal marketing alla ricerca. "Blockbuster addio", dice il report Pwc: la strategia tradizionale dello scommettere su poche molecole sicure sperando di fare affari – non funzionerà più. In cassa ci andranno solo le medicine che "funzionano". BigPharma non farà il bello e il cattivo tempo. Non sarà più unico arbitro (lo è già sempre meno) del proprio destino, ma dovrà interagire con le richieste provenienti da tutti i protagonisti del pianeta salute, imparando a collaborare anche con chi gestisce i servizi. Tra le linee di tiro elencate nel report – dimostrabilità dei benefìci derivanti dai prodotti; monitoraggio del rispetto delle prescrizioni; nuovi modelli di ricerca e così via – gli aspetti più innovativi (inquietanti?) riguardano la rivoluzione del processo di R&S, la rigenerazione della supply chain, il superamento del modello distributivo tradizionale. Intanto l’R&S. Stop al percorso lineare da fase I a fase IV. Il modello sarà "collaborativo", le aziende gestiranno esperimenti più ridotti e focalizzati, e faranno regolarmente il punto con le agenzie di settore sui risultati raggiunti. «Le aziende potranno ottenere delle "live licence" per avviare la commercializzazzione su basi ristrette, da ampliare man mano che maturano i risultati: un meccanismo che servirà senz’altro a rendere più efficiente l’investimento R&S», spiega Ancona. Rivoluzione in vista anche per la supply chain, che in futuro da centro di costo dovrà saper diventare generatrice di ricavi, copiando magari i modelli di distribuzione in uso in altri settori, a esempio quello automobilistico. Infine il probabile "disamore" (se non "divorzio") per i grossisti: cure da banco e tecnologie per la distribuzione diretta al paziente manderanno in soffitta i vecchi magazzini e pure sul tanto dibattuto "consiglio" del farmacista ci si potrà mettere una croce sopra. «Il rilascio delle prescrizioni per i farmaci primari sarà completamente automatizzato, i dottori scriveranno le ricette, controlleranno i criteri di rimborso e scaricheranno le informazioni direttamente sulle smart health card dei pazienti o le invieranno alla loro email personale. I pazienti potranno girare le ricette a una farmacia on line, che controllerà tutto via web e invierà i medicinali a domicilio», spiega il movie girato da

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