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BIG PHARMA, BILLIONAIRE INVESTMENTS TO CURE AIDS

 

La sola Abbott ha investito nel 2007 due miliardi e mezzo di dollari nella ricerca per trovare medicinali realmente efficaci: su livelli poco più bassi si sono attestati la Roche, la Merck Sharp & Domme, la Boehringer e gli altri maggiori gruppi: un mercato immenso per un contagio che non si arresta.

Nella lunga battaglia per giungere ad un vaccino contro l’Aids, si registra finalmente un successo italiano. La settimana scorsa, l’Istituto Superiore di Sanità ha annunciato il via libera alla seconda fase della sperimentazione (a giorni comincerà l’arruolamento di volontari sieropositivi in dieci centri coordinati dal policlinico di Modena) di un vaccino basato su quello che viene definito il "motore" della replicazione del virus Hiv, ossia la proteina Tat biologicamente attiva. E’ la proteina che si trova nel cuore del virus e non sulla superficie, come quelle finora utilizzate negli altri candidati vaccini. Il prodotto messo a punto dal gruppo di Barbara Ensoli presso l’Iss, è stato realizzato presso l’università di Urbino, interamente con fondi pubblici e la sperimentazione è finora stata finanziata complessivamente con 21 milioni di euro. Si tratta di un vaccino terapeutico. Se funzionerà si avrà nei pazienti una risposta immunitaria sia con formazione di anticorpi sia con la comparsa di cellule immunitarie killer. D a l l ‘ i n i z i o del suo propagarsi, nel 1981, l’Hiv ha fatto registrare in Italia 60.000 casi di infezione. Mentre nel decennio 1995-2005 il trend di crescita della malattia si era fermato, oggi l’infezione ha ricominciato a propagarsi. Negli ultimi tre anni si sono registrati quattromila nuovi casi di contagio all’anno. La ricerca per combattere l’Hiv prosegue sul doppio fronte: il vaccino e i farmaci. Anche su quest’ultimo versante c’è stato recentemente un successo italiano: un nuovo farmaco, nato nei laboratori della Merck Sharp & Dohme a Pomezia alle porte di Roma, il raltegravir. La molecola è stata messa a punto dai ricercatori dell’Istituto ricerche di biologia molecolare Pietro Angeletti, e la Merck l’ha messa in produzione. Il farmaco inibisce l’enzima chiave per la replicazione dell’Hiv, abbassa rapidamente la carica virale, alza notevolmente la conta dei linfociti e non presenta gli effetti collaterali normalmente correlati alla s o m m i n i s t r a zione di terapie antiretrovirali. « L a n o s t r a azienda investe p e s a n t e m e n t e nella ricerca e sviluppo», spiega Josè Luis Roman, presidente ed amministratore delegato della Merck in Italia. «Per oltre 20 anni, la Merck si è impegnata su più fronti nella lotta contro l’infezione da Hiv. L’azienda ha investito fondi ed energie in ricerca clinica ma anche in programmi di collaborazione con vari governi. Negli ultimi dieci anni abbiamo investito in Italia più di 300 milioni di euro in programmi di ricerca e sviluppo e contiamo di investire altri 200 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Inoltre, attraverso il centro di ricerca di Pomezia abbiamo contribuito a frenare la fuga dei cervelli riportando in Italia molti ricercatori». I numeri della piaga dell’Aids rimangono impressionanti: finora sono più di 25 milioni le persone uccise dall’infezione e oggi 33,2 milioni di persone vivono con il virus. Solo nel 2007 sono stati circa 2 milioni e mezzo i casi di nuove infezioni nel mondo. Spiega Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità: «Il malato non è più un tossico o un omosessuale, ma sempre più spesso una persona che arriva tardi alla diagnosi perché ritiene di non avere rapporti a rischio. Oggi, grazie ai nuovi farmaci, siamo comunque in grado di recuperare anche questo tipo di pazienti». Rimane un divario nelle cure tra paesi industriali

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