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Catania. Pfizer interrompe alcune produzioni. Esubero strutturale di poco più di 300 lavoratori

Pfizer, stop a due produzioni a Catania. A rischio in 300

Pfizer, stop a due produzioni a Catania. A rischio in 300

La multinazionale interrompe definitivamente le lavorazioni di prodotti predosati utilizzati nelle cure oncologiche. Assemblea sindacale il 2 luglio

Collettiva – 3 luglio 2026

La decisione di Pfizer di interrompere definitivamente la produzione delle due siringhe preriempite MTX And of the dispositivo “Pen” nello stabilimento di Catania apre una nuova e pesante crisi occupazionale nel polo farmaceutico siciliano. La scelta, comunicata alle organizzazioni sindacali durante un incontro nella sede di Confindustria Catania, comporta un esubero strutturale di 330 lavoratori diretti, ai quali si aggiungono gli addetti dell’indotto coinvolti nelle attività produttive interessate.

Le linee che verranno fermate riguardano il Metotrexato, uno dei farmaci più utilizzati sia in oncologia sia nella cura di patologie autoimmuni come artrite reumatoide e psoriasi grave. A Catania venivano prodotti sia le siringhe preriempite, che consentono ai pazienti di effettuare l’iniezione in sicurezza, sia il sistema autoiniettore “Pen”, progettato per rendere più semplice la somministrazione del farmaco direttamente a domicilio.

UNA SCELTA CHE COLPISCE METÀ DELLA FORZA LAVORO

L’impatto occupazionale è particolarmente pesante. Lo stabilimento etneo impiega complessivamente tra i 600 e i 650 dipendenti diretti ed è uno dei principali siti italiani di Pfizer per la produzione di farmaci sterili e antibiotici ospedalieri, tra cui il Tazocin. Con oltre 300 esuberi dichiarati, la riorganizzazione interessa circa la metà della forza lavoro, alimentando forti timori sul futuro dell’intero sito produttivo.

Per i sindacati non si tratta soltanto della chiusura di alcune linee produttive, ma di una scelta industriale che rischia di ridimensionare profondamente la presenza della multinazionale a Catania, anche perché, al momento, non sono stati annunciati nuovi investimenti in grado di compensare la perdita delle produzioni dismesse.

UNA CRISI CHE RIPORTA AL 2022

Per il sito catanese non è la prima emergenza degli ultimi anni. Nel 2022 Pfizer aveva già aperto una procedura di licenziamento collettivo per 130 lavoratori a tempo indeterminato, accompagnata dal mancato rinnovo di circa cento lavoratori interinali. Quella vertenza si era conclusa con un accordo tra azienda e sindacati fondato su uscite volontarie incentivate e strumenti di accompagnamento alla pensione, evitando i licenziamenti forzati.

Quattro anni dopo la situazione si ripresenta con numeri ben più elevati e con una prospettiva che, secondo le organizzazioni sindacali, mette in discussione la continuità produttiva dello stabilimento.

TAVOLO AL MINISTERO E PIANO DI MITIGAZIONE

Pfizer ha annunciato l’intenzione di attivare la procedura prevista dalla legge 234 del 2021 con l’apertura del confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy. Al tavolo nazionale l’azienda presenterà un piano di mitigazione per ridurre l’impatto occupazionale, valutando anche strumenti come l’isopensione For accompagnare all’uscita i lavoratori più vicini ai requisiti pensionistici.

Tra le ipotesi illustrate durante il confronto compare anche la possibile cessione dello stabilimento, opzione che l’azienda considera una delle strade percorribili ma che non viene indicata come soluzione già definita.

I SINDACATI: “SERVE UNA RISPOSTA NAZIONALE”

Alla vigilia del confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy, fissato per il 22 luglio, la Filctem Cgil alza ulteriormente il livello dello scontro. Per il segretario generale della Filctem Cgil Catania, Jerry Magno, la questione non può più limitarsi alla gestione degli esuberi, ma deve affrontare il nodo centrale del futuro industriale dello stabilimento.

“Da tempo chiediamo un confronto trasparente sul piano industriale, sulla sostenibilità produttiva del sito e sul destino delle produzioni, senza avere ricevuto risposte adeguate”, afferma Magno. Secondo il sindacato, la priorità è conoscere con chiarezza quale progetto la multinazionale intenda sviluppare per Catania, dopo l’annuncio dello stop alle produzioni del Metotrexato.

For the Filctem Cgil il tavolo convocato dal ministero dovrà produrre impegni concreti e non limitarsi a gestire l’emergenza occupazionale. Il sindacato chiede al Governo di assumere un ruolo attivo per impedire un progressivo svuotamento del sito produttivo e di mettere in campo ogni iniziativa utile a salvaguardarne la continuità industriale. L’appello è rivolto anche alla Regione Siciliana e al Comune di Catania, chiamati a sostenere una vertenza che, secondo Magno, riguarda non soltanto i 330 lavoratori coinvolti dalla procedura, ma l’intero sistema economico e produttivo del territorio.

“Il 22 luglio il Governo dica con chiarezza da che parte sta: dalla difesa del lavoro, della produzione e del territorio oppure dal disimpegno di una multinazionale che non può pensare di lasciare Catania nel silenzio generale”, conclude il segretario della Filctem Cgil Catania.

 

Redazione Fedaiisf

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