
«Il payback farmaceutico? Ecco perché adesso va eliminato»
Il payback farmaceutico crea incertezza e frena gli investimenti: perché oggi eliminarlo è diventato urgente
Istituto Bruno Leoni – 15 gennaio 2026
Il meccanismo del payback farmaceutico è stato introdotto nel 2012 con la Legge di Bilancio varata dal Governo Monti, in una situazione non semplice per il Paese: «All’epoca c’era una questione emergenziale,
legata ai conti pubblici: serviva a tagliare le uscite pubbliche — spiega Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni — Passata l’emergenza, avrebbe dovuto venir meno anche la misura».
E invece il settore farmaceutico è gravato da questo meccanismo che prevede, in caso di sforamento del tetto di spesa da parte delle Regioni, un «contributo» da parte delle imprese del 50%. Nel 2024 lo sforamento è stato di 4 miliardi, una cifra che si è tradotta in un esborso di 2 miliardi per il settore. Proiettata al 2025 la cifra dovrebbe aver raggiunto i 2,3 miliardi.
Tutto ciò crea una grande incertezza. Come si legge in un prossimo studio dell’Istituto Bruno Leoni, «le aziende farmaceutiche, senza avere alcun controllo sullo sfondamento, dal momento che sono obbligate a fornire i farmaci, devono accantonare risorse in previsione di un imprecisato rimborso che dovranno rendere».
Lo studio, firmato da Paolo Belardinelli, sottolinea come il payback vada eliminato: bene una sua riduzione, come previsto dalla Legge di Bilancio 2026, ma non basta. «Soprattutto alla luce delle novità che vengono dagli Usa, con l’adozione del Most Favored Nation, che prevede un allineamento del prezzo dei farmaci negli Usa a quello più basso tra paesi (Italia compresa) con un Pil pro capite paragonabile».
A tal fine, si legge nello studio, «non viene considerato il prezzo di listino, ma quello effettivo, calcolato sottraendo i payback presenti nei Paesi». La conseguenza? «Se il prezzo americano diventa soggetto a un tetto implicito, legato alle prassi in vigore negli altri paesi, ci si può aspettare che l’introduzione dei farmaci in questi ultimi verrà ritardata (o si ridurrà la spesa in ricerca e sviluppo, o entrambe le cose)».
Eliminare il payback è possibile, ma per lo Stato significa rinunciare a un’entrata da 2 miliardi. «Se il governo scegliesse di non limitarsi a ritoccare i tetti di spesa e riuscisse invece a trovare le risorse e i meccanismi di governo della spesa per eliminare il payback — scrive Belardinelli —, secondo un’ottica di misurazione degli esiti della spesa e di valorizzazione del ruolo dei farmaci come investimento sulla salute, darebbe un forte segnale di discontinuità».
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Il payback, dice il Prof. Del Frate, per dottrina antitetico a sviluppo e concorrenza, colpevolizza le aziende farmaceutiche laddove invece domanda e offerta sono controllate pervasivamente dal regolatore, non è che uno sconto in maschera di un paio di miliardi l’anno che il SSN si fa, circa il 10%, a carico di un pugno di Companies
Il focus è sugli acquisti diretti, eccedendo il proprio tetto regolarmente da anni, nel 2025 si stima del 45%, 5.4 mld, metà da restituire col payback dalle farma (2.57 mld), ognuna in proporzione alle rispettive revenue in merito
Col tetto 2026 a 12.29 mld, con spesa in crescita come tra ’25 e ’24, lo sforamento sarebbe di 4.4 mld con payback di 2.21 mld, inferiore di solo il 14%, 0.36 mld, a quello del 2025, nonostante l’aumento di risorse mai visto prima
L’unica riforma possibile per il payback farmaceutico è eliminarlo




