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Andrea Biondi – 17 maggio 2013

MILANO «Qualche multinazionale ha potenziato il proprio presidio produttivo nel nostro Paese. E questo è un dato significativo per spiegare l’aumento delle vendite oltreconfine». Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, porta anche un esempio che lo riguarda da vicino, visto che il polo di Latina della Janssen, del gruppo Johnson & Johnson, di cui è amministratore delegato, «in due anni ha triplicato la produzione in Italia, con lo spostamento di alcune lavorazioni dagli Stati Uniti».

Tecnologia, ricerca e sviluppo, una lunga tradizione e manodopera qualificata: c’è tutto questo dietro le scelte delle multinazionali che puntano sui siti italiani. Da qui la crescita delle vendite sui mercati mondiali, di cui i dati Istat sono la cartina di tornasole. Il primo trimestre si è chiuso con una crescita annua del 16,5%; il solo mese di marzo ha segnato un +18,9 per cento. Anche limitando il campo di osservazione al mercato Ue, la vera croce dell’export italiano, il primo trimestre ha chiuso con un incremento del 22,9 per cento.

«L’export – aggiunge Scaccabarozzi – è la prova dell’importanza della farmaceutica, che si è riverberata anche su tutto un indotto che si è sviluppato. Penso ad esempio alle macchine per il packaging». Dall’altra parte c’è il dramma del mercato interno, «con quattro miliardi e mezzo di crediti dalla Pa, a fronte di 12 miliardi di spesa farmaceutica derivante dal pubblico». Un quadro peggiorato «dalle scelte che ci penalizzano, come i tagli della spesa farmaceutica. Decisioni prese senza pensare al peso di un settore che dà lavoro a 130mila addetti, compreso l’indotto».

Andrea Biondi – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/8tIqt  

 

 

 

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