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Il caso Avastin/Lucentis passa alla Corte europea

La richiesta delle farmaceutiche Roche e Novartis è stata accolta: il Consiglio di Stato ha accettato di rinviare il caso Avastin/Lucentis alla Corte di Giustizia europea. La vicenda giudiziaria risale allo scorso 27 febbraio 2014, quando le due aziende erano state sanzionate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con una multa di circa 90 milioni a testa. Venivano accusate di avere violato le regole del mercato tramite un accordo ai danni della concorrenza, realizzando una “differenziazione” artificiosa dei prodotti Avastin e Lucentis, i due farmaci impiegati contro la maculopatia degenerativa (Amd), per massimizzare entrambi i profitti.

Dopo la bocciatura del Tar del Lazio, il Consiglio di Stato ha ora deciso il rinvio alla Corte del Lussemburgo a cui chiede la soluzione di quesiti specifici sulla violazione dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Tfue) contestata a Roche e Novartis.

«In questo modo, il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di Roche che, convinta della correttezza del proprio comportamento e della fondatezza delle proprie ragioni, ritiene che il giudizio della Corte di Giustizia Europea possa dirimere ogni dubbio residuale in merito al quadro normativo di riferimento», ha commentato Roche.

14 marzo 2016 – healthdesk

Avastin/Lucentis. Tutto sospeso. Consiglio di Stato rinvia il caso alla Corte di Giustizia Europea

I giudici hanno accolto la richiesta di rinvio formulata da Roche e Novartis dopo la bocciatura del Tar Lazio per la sanzione comminata dall’Antitrust (180 mln) per la violazione dell’art.101 TFUE e con l’accusa di aver dato vita ad un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza allo scopo di favorire la vendita di un farmaco costoso a discapito di uno molto più economico. Ora spetterà alla Corte del Lussemburgo dirimere la questione. L’ORDINANZA

( … continua su quotidinasanità.it del 11 marzo 2016)

Notizie correlate: Roche: “Accolta la nostra richiesta. Siamo convinti della fondatezza delle nostre ragioni”

 

Redazione Fedaisf

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