Il decreto Balduzzi genericamente fatto a pezzi

Il decreto Balduzzi genericamente fatto a pezzi

29/11/2012 | Michele Arnese ed Elisa Maiucci

 

In un report dell´Istituto Bruno Leoni che Formiche.net anticipa, si analizzano i punti forti del decreto Balduzzi che impone la prescrizione del principio attivo nella ricetta medica e si dimostrano l´inopportunità e l´inefficienza.

 

L´obbligo dell´indicazione del solo principio attivo nella ricetta medica per il paziente torna a far discutere. Dopo gli appelli di Farmindustria contro le previsioni del decreto Sanità del ministro Renato Balduzzi, e a seguito delle modifiche apportate alla normativa anche grazie all´intervento del sottosegretario all´economia Claudio De Vincenti, neanche l´Istituto Bruno Leoni diretto da Alberto Mingardi manda giù la pillola. In un report che Formiche.net è in grado di anticipare, la ricercatrice Serena Sileoni tocca quelli che dovrebbero essere i punti di forza del decreto, per i medici e per i pazienti, dimostrando però l´inefficienza e l´inopportunità dell´obbligo previsto, fino al punto di chiedere l´immediata abrogazione della norma voluta Balduzzi.

I dubbi sulla sicurezza clinica dei medicinali generici

Sileoni mette in evidenza i dubbi sulla sicurezza clinica dei medicinali generici. "Occorre domandarsi – sottolinea – se l´imposizione al medico di prescrivere, di norma, solo il principio attivo sia effettivamente opportuna e ben ponderata alla luce delle incertezze scientifiche sui test di bioequivalenza nel misurare l´efficacia terapeutica per popolazioni specifiche del prodotto".

"Per quanto l´autorizzazione al commercio degli e

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