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Il grande salto.

Un’operazione unica” così Claudio Semeraro, ceo di  Z-Cube, la corporate venture di Zambon, ha definito l’accordo con Quantica SGR, Zernike Meta venture e State Street Global Investement, per finanziare PharmEste, il primo spin-off universitario  trasformato in impresa. E la base di partenza sembra ottima, visto che esistono già cinque brevetti propri all’attivo e un patrimonio iniziale pari a 3,2 milioni di euro, destinato a salire, entro un anno e mezzo a 20-22 milioni di euro. Niente male, soprattutto in un momento come sottolinea sempre Semeraro “nel quale è generalizzato il grido d’allarme per la crisi della ricerca e dell’innovazione in Italia nei settori trainanti della scienza e della medicina”. Un punto di discontinuità con il passato, perciò, ma di che cosa si tratta più nel dettaglio?
PharmEste nasce nel 2003 come costola dell’università degli Studi di Ferrara ed è il primo dei circa 600 spin-off universitari italiani a diventare impresa e a lanciare in questo modo la sua sfida alle big pharma straniere. La ricerca è indirizzata allo sviluppo di farmaci contro il dolore neuropatico, che affligge oltre l’1% della popolazione mondiale, 7 milioni di pazienti nel pianeta e oltre un milione in Italia, pari a una spesa attuale di circa 2,5 miliardi di euro. Una cifra destinata a crescere. L’obiettivo di PharmEste è evidentemente il mercato. “Un rischio” come ha spiegato il rettore dell’ateneo ferrarese Patrizio Bianchi, “specie per un’università pubblica come la nostra, che negli anni ha però fatto degli spin-off il suo punto di forza e di attrazione”. Se va male saranno cinque brevetti persi, ma comunque raccolti e messi a frutto per il paziente. Mentre se va bene, il valore di PharmEste sul mercato arriverà a 200-300 milioni di euro.
Ad alimentare la ricerca 10 tra scienziati fondatori e giovani ricercatori sul campo, e la convinzione dei convenuti alla conferenza stampa di lancio dello spin-off, tra cui Mario Faravelli ceo di PharmEste, è che si tratti di una sfida vincente. La vittoria consisterà nello sviluppo di molecole efficaci e nel conseguente sforzo delle aziende rivali, competitori del calibro di Bayer, Merck e Pfizer, per comprare i nuovi farmaci. Ma la strada è ancora lunga. Per ora dalle 4-5 molecole più promettenti selezionate si arriverà ai test clinici sul primo candidato farmaco. Ciò significa che mantenendo la tabella di marcia, i primi studi di fase clinica III dovrebbero partire tra il 2010 e il 2011, e i dossier registrativi per il lancio potrebbero essere inoltrati alle autorità regolatorie internazionali nel 2013. L’auspicio è di accorciare i tempi. La strada tracciata sembra quella giusta per superare la crisi di innovazione del settore farmaceutico. Una realtà nella quale i costi di ricerca e sviluppo sono triplicati dal 1992 al 2005 e i nuovi principi attivi autorizzati sono più che dimezzati. Il mondo accademico potrebbe rappresentare una fucina di idee nuove e fertili. Marco Malagutti
Da Pharmamarketing

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