Il «tariffario» degli informatori Sandoz. Viaggi di lusso, ma anche jeans e felpe

Il «tariffario» degli informatori Sandoz. Viaggi di lusso, ma anche jeans e felpe

Viaggi, soldi, vestiti e oggetti a medici. Un ‘tariffario’ per favorire i propri farmaci

L’azienda farmaceutica Sandoz ‘premiava’ dottori di tutta Italia affinché aumentassero le dosi dell’Omnitrope, un ormone della crescita, con soggiorni in alberghi di lusso tra Montecarlo e Kyoto, jeans di marca, computer o somme di denaro. Più alte a seconda del numero dei pazienti e delle dosi prescritte

ROMA – Gonfiavano le dosi dei medicinali 1, anche prescritti ai bambini, per incrementare le vendite di alcuni farmaci e ricevere premi in cambio. Viaggi, denaro, oggetti, vestiti. L’azienda farmaceutica Sandoz faceva le cose in maniera ordinata. E aveva una specie di ‘tariffario’ per ricompensare i medici che mettevano i pazienti sotto terapia di Omnitrope, un ormone della crescita biosimilare.

Secondo quanto hanno rivelato le indagini dei Nas di Bologna 2, un informatore farmaceutico della Sandoz per esempio ha corrisposto a un medico del reparto di Endocrinologia del policlinico San Matteo di Pavia 30 mila euro per "ricompensare l’inserimento in terapia con Omnitrope di almeno venti pazienti nel corso del 2009 e del 2010". La somma è stata erogata quale contributo liberale in favore di una Onlus di cui il medico è presidente. Un altro informatore ha dato, nel 2008-2009 a una pediatra di Roma e a una sua collega del reparto di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del policlinico universitario Gemelli, un importo rispettivamente di "10 mila e 8 mila euro annui, quale corrispettivo per l’inserimento in terapia con Omnitrope di alcuni pazienti (tra l’altro con modalità difformi dalle disposizioni contenute nell’autorizzazione in commercio del farmaco e mediante prescrizioni con dosi superiori alle esigenze terapeutiche). I soldi sono stati formalmente erogati quale compenso per consulenze e lezioni impartite agli informatori scientifici di Sandoz in realtà mai prestate". Nelle intercettazioni telefoniche gli informatori parlavano della pediatra dicendosi compiaciuti perché dava "dosi da cavallo".

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