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«Io, esodato senza lavoro lo Stato mi ha derubato»

LIDO. Paga il riscatto della laurea, ma nel frattempo ha perso il lavoro. E la riforma Fornero gli allontana la pensione. Una doppia fregatura, quella subita da Piero Lando, «esodato» molto particolare che ha visto sfumare non soltanto la pensione, ma anche la possibilità di costruirsi un futuro. Dopo aver sborsato all’Inps, per riscattare la laurea, 57 mila euro. «Io mi sento derubato dallo Stato», racconta Lando, un passato da giocatore di basket, informatore scientifico rimasto senza lavoro per la crisi della Gsk spa, «almeno me li ridessero, potrei vivere qualche anno in attesa della pensione, affrontando il vuoto economico con la dignità che una vita di lavoro merita». Lando, 58 anni, è un ricercatore del Lido e un appassionato di storia. Sue le ricerche sulla Guerra mondiale e gli episodi che avevano riguardato la laguna e la città di Venezia.

 Balzato alla ribalta delle cronache dieci anni fa, quando compì da solo la traversata atlantica a bordo di una piccola barca a vela, Lando ha appreso della sua mancata pensione dai giornali. «Non si tratta tanto di allontanare la pensione di cinque anni, quello è successo a tanti altri italiani», dice Lando, «quello che brucia è di essere stato ingannato. Insomma, lo Stato mi ha detto: se paghi il riscatto con i contributi volontari puoi andare in pensione nel 2014. Invece si sono tenuti i soldi e la pensione non la vedrò prima del 2020. Perché non avendo più un lavoro non posso avere speranze di raggiungere i 42 anni di contributi per la pensione di anzianità. Dovrò aspettare il 2020 per la pensione di vecchiaia». La vera beffa, continua il ricercatore, è dunque quella che oltre a prendersi la pensione lo Stato ha intascato i suoi soldi con largo anticipo. Pagamento anticipato, e al momento di avere la merce, niente da fare. «Mi sento davvero raggirato dal mio governo, e chiedo che almeno in attesa di sapere il mio destino lo Stato mi possa restituire i miei soldi che ha indebitamente intascato».

Così Piero Lando ha preso carta e penna e scritto una lettera al ministro del Welfare Fornero raccontando la sua storia. «Dica lei se questa è una soluzione giusta, se per salvare il Paese si deve allungare la vita lavorativa e anche intascare i soldi dei contributi che poi non si possono utilizzare».

«Chiedo che nella vostra riforma», conclude l’ex informatore scientifico, «si tenga conto anche di casi come il mio, che peraltro so non essere affatto isolati. Di restituire insomma le somme indebitamente incassate, i cinque anni di contributi volontari per il riscatto della laurea. Una soluzione del genere forse mi lascerebbe l’amaro in bocca, ma sarebbe il minimo che il governo potrebbe fare per ridare un po’ di dignità a chi ha lavorato onestamente per una vita».

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