La storia di Oronzio de Nora, l’inventore dell’amuchina

La storia di Oronzio de Nora, l’inventore dell’amuchina

Mentre il Coronavirus impazza, l’Amuchina è diventato uno dei prodotti più ricercati, introvabile se non a prezzi esorbitanti. Ma qualcuno conosce la storia di questo gel trasparente venuto alla ribalta solo adesso?

L’inventore dell’Amuchina è Oronzio De Nora, un ingegnere pugliese nato ad Altamura alla fine dell’800; brevettò il prodotto in Germania cedendo poi il marchio, che oggi è di proprietà di Angelini Pharma.

In questi giorni è emersa la sua storia, raccontata sulla Gazzetta del Mezzogiorno dal giornalista Onofrio Bruno. De Nora (1899-1995) è stato un rivoluzionario ingegnere elettrotecnico, visionario nelle applicazioni della chimica nell’industria. L’azienda, fondata a Milano nel 1923, esiste ancora e si occupa delle tecnologie sostenibili, del risparmio energetico e del trattamento delle acque.

  • candeggina, dal verbo candeggiare, che significa rendere candido, bianco, usata per detergere, disinfettare sanitari e pavimenti, smacchiare, sbiancare o decolorare tessuti e capi di abbigliamento non colorati.
  • varichinavarechinavarachinavarecchina, dal francese varech, alga da cui si ricavava la soda.
  • Amuchina(nome commerciale di Angelini) in soluzione più diluita, viene usata come disinfettante alimentare.
  • nettorina nitorina, usato soprattutto nel nord-Italia, specialmente in Romagna, il cui significato è rendere splendente, cioè nitido, limpido, pulito, bianco.
  • acquettaacquina, usato soprattutto in Toscana.
  • neveinaniveina, usato al centro e sud Italia, e che significa, appunto, rendere bianco come la neve.
  • conegrina, di etimologia incerta e di uso piemontese-lombardo.
  • acqua di Labarraque, dal chimico francese che la studiò, Antoine Germain Labarraque (1777-1850).
  • acqua di Javel (dal francese eau de Javel).

Per la sua azione ossidante, oltre che esser utilizzato come sbiancante e disinfettante, l’ipoclorito di sodio è uno sporicida, un fungicida e un virucida.

Viene anche utilizzato, titolato in cloro attivo al 5% e spesso riscaldato, come principale irrigante endocanalare in endodonzia (branca dell’odontoiatria).

Una soluzione di ipoclorito di sodio, a varie titolazioni, è usata per la disinfezione e pulizia degli apparecchi per emodialisi.


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