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L’APPELLO DI DOMPE’: “ORA MENO LEGGI, TASSE E BUROCRAZIA”

Il presidente dell’Associazione nel suo intervento all’assemblea annuale rinnova le richieste alla classe politica

Ridurre la burocrazia, semplificare le leggi e portare la tassazione ai livelli dei Paesi più efficienti. Sono le richieste dell’industria del farmaco al governo, avanzate dal presidente di Farmindustria, Sergio Dompè, durante l’intervento di apertura dell’assemblea pubblica dell’associazione. «Abbiamo già da tempo domandato meno leggi e più controlli – ha sottolineato Dompè – tempi brevi, trasparenza e semplicità delle procedure, per evitare frodi, contraffazioni, corruzioni, anche a tutela dei molti che operano nel rispetto delle leggi». Occorre poi «consolidare gli investimenti delle aziende nazionali e confermare e attrarre quelli delle internazionali che già investono, da italiane, nel paese». In particolare, servono risorse per la ricerca, oltre a tempi certi: «Per questo – ha detto – è necessario che vengano confermate e rafforzate le misure già introdotte sugli accordi di programma, sul credito d’imposta e sul progetto Nuove tecnologie della vita di Industria 2015». Per rinforzare il settore del farmaco, ha scandito Dompè, «c’è bisogno di coraggio e innovazione» ma anche di «modernizzare l’approccio dell’amministrazione pubblica e delle stesse imprese nelle politiche di incentivazione: mai più incentivi a pioggia e incentivi a chi non li abbia utilizzati adeguatamente». Dompè apre anche al federalismo fiscale ipotizzando una riforma «che responsabilizzi sempre più le regioni» ciedendo al tempo stesso che si fermino «le politiche che colpiscono anche le regioni virtuose rallentandone l’ammodernamento» e le misure «che colpiscono la sola spesa farmaceutica, ferma ormai da sei anni». Secondo Dompè, inoltre, l’Agenzia italiana del farmaco non va smantellata ma anzi potenziata, perché «l’Italia non può fare a meno di un ente regolatorio moderno e pronto a offrire servizi alle imprese e a fornire, insieme a queste, nuove risposte terapeutiche. L’Aifa – ha ricordato – è stata chiamata in questi anni a gestire un lavoro impegnativo e complesso. Lo ha fatto con strutture non adeguate numericamente all’attività da svolgere, strutture che vanno potenziate affinché le procedure siano veloci, chiare ed efficienti, a difesa dei pazienti, delle imprese e dell’amministrazione». Finanza e Mercati del 04/07/2008   p. 7  

 

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